L’insostenibile leggerezza dell’esagono

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Honey bees on the home apiary. The technology breeding of honey bees.

Il bar dell’istituto ha un nuovo volto. Gli studenti hanno dato l’ultimo addio ai tavoli verdi, tanto antiquati quanto rassicuranti, che coronavano lo spazio ristoro e che ora giacciono in chissà quale lontano luogo. A sostituirli sono arrivate delle futuristiche opere di design che sembrano essere uscite direttamente da 2001: Odissea nello spazio. Tra questi nuovi elementi di arredo è uno quello che ha attirato maggiormente la curiosità e gli occhi degli studenti: il tavolo esagonale. Perché mai scegliere una forma così particolare per i tavoli del bar? Alla base di questa decisione vi sono numerose motivazioni di carattere matematico e fisico.

L’esagono, innanzitutto, è il poligono che presenta il perimetro minore a parità di area. È questo il motivo che spinge le api a creare alveari a modulo esagonale: in questo modo utilizzano il minor quantitativo di cera per coprire l’area più vasta possibile. Le proprietà della figura esagonale non si limitano alla mera pigrizia delle api. Alla fine del XIX secolo, infatti, il fisico Joseph Plateau dimostrò che l’angolo di 120º interno all’esagono è una struttura estremamente resistente alle forze di pressione. L’ampiezza di quest’angolo distribuisce in maniera perfetta la tensione sulla superficie conferendo stabilità alla struttura geometrica. Questa la motivazione per la quale i composti chimici più stabili (come i fullereni o il benzene) hanno strutture formate da anelli esagonali.

Da sempre l’essere umano guarda alla natura con ammirazione e cerca di farne propri i migliori aspetti. L’esagono non ha fatto eccezione ed è, perciò, una delle strutture maggiormente adoperate in architettura (pensiamo al Panot Gaudì o alle cupole di Richard Fuller). Inoltre, l’essere umano ha la caratteristica innata di cercare, talvolta forzando, un significato tra i numeri e le forme geometriche e poiché “se torturi i numeri abbastanza a lungo, confesseranno qualsiasi cosa” (Gregg Easterbrook) l’esagono è divenuto il simbolo di una delle tre grandi religioni monoteiste: l’ebraismo. La stella di Davide è infatti un’intersezione di due triangoli, uno indicante il cielo, l’altro la terra. Tra i due triangoli, guarda caso, vi è proprio un esagono regolare.

Da queste osservazioni derivano numerose riflessioni riguardanti il nostro rapporto con la natura. La studiamo con ammirazione riproducendone artificialmente le strutture geometriche ma, al contempo, ne consumiamo le risorse sino all’ultima goccia: abbracciamo le sue forme ed accoltelliamo il suo fianco. Inoltre, giungiamo alla conclusione che l’esagono rappresenta la forma più efficiente per le costruzioni in milioni e milioni di secoli di studi quando, la natura, all’oscuro di tutto ciò, da sempre, per mera efficienza, ha avvicinato gli atomi di carbonio seguendo strutture esagonali. Ci vogliamo considerare ancora la specie più intelligente? O semplicemente, attraverso numeri e formule che inventiamo per comunicare tra di noi, traduciamo le informazioni che la natura già conosce?

Da questo mese in poi, abbassando gli occhi dalla tazzina del caffè che sorseggi, vedrai un tavolo nuovo, un tavolo diverso. Ha una forma interessante, dà una boccata d’aria fresca al bar dell’istituto. Deciderai di sederti. Forse sarà il tuo occhio che in quella forma ha riconosciuto gli alveari dei favi o magari sarà semplicemente la tua mente che, involontariamente, ha voluto ricordarti che “ogni cosa che puoi immaginare, la natura l’ha già creata” (Albert Einstein).

Federico Bondi – Liceo Da Vinci

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