Studiare per Pensare

0
7
View from above of attractive girls and one bearded handsome guy in glasses sitting together at table surrounded with books being happy smiling in camera finishing their work rejoicing their results

Una delle lamentele più frequenti espresse dagli allievi è l’utilità dei contenuti studiati. Da questa prospettiva, una gran parte degli argomenti trattati a scuola, degli autori approfonditi e delle letture svolte in classe, non trovano in effetti un’applicazione quotidiana, quantomeno immediata. Per non parlare del fatto, altrettanto concreto, per il quale la maggior parte di quanto studiamo nel tempo si dissolve lasciando nel migliore dei casi delle tracce, degli episodi mnestici che galleggiano nella memoria e talvolta affiorano come se vivessero di vita propria. Io stesso non posso negare che quanto ho studiato, anche in sede universitaria, ha trovato spesso ben poca applicazione pratica, se escludo la risoluzione di qualche gioco enigmistico o l’esposizione, un tantino esagerata, nel corso di una esibizionistica conversazione.

Questa prospettiva viene spesso adottata dagli allievi, un po’ a tutti i livelli didattici, per giustificare lo scarso studio o un’attenzione assente e ridotta al minimo, poco più dello scaldare il banco e non perdere l’anno in conseguenza di troppe assenze.

La realtà è che gli allievi, e un tantino ne hanno colpa i docenti e i genitori a non evidenziarlo, non si rendono conto che il materiale che studiano e sul quale effettuano verifiche scritte, interrogazioni ed esercitazioni, attiva e allena la capacità di comprensione di un testo o di una spiegazione attiva e allena pure la capacità di concentrazione, la capacità di riassumere ed esporre, ma più che altro stimola la capacità di pensare, di immaginare, di creare con la mente. Ed è lo strumento utile, anzi necessario, nelle tante situazioni e imprevisti che la vita impone senza preavviso e nelle forme da lei “decise”. Ne deriva la finalità stessa della scuola, in quanto non mera conservatrice e trasmettitrice di informazioni, e nemmeno esclusiva preparazione alla vita professionale. La scuola è anche contesto privilegiato per fare esperienze sociali, culturali, cognitive assieme a coetanei e adulti in un contesto più strutturato rispetto a quello familiare, che rimane sempre la prima formazione dell’individuo.

Non si studi quindi chiedendosi se mai si utilizzerà il pensiero di Charles Darwin, la formula dell’acido solforico o le immagini poetiche del Leopardi. In quest’epoca di omogeneizzazione, di mode passeggere, di banalità degli influencer, di marketing aggressivo e di mediocrità… si approfitti delle occasioni per imparare a pensare, perché è la capacità di farlo che distingue chi comprende il mondo da chi lo subisce. 

Alessandro Fort
Psicologo formatore, scrittore e docente

Facebook https://www.facebook.com/alessandro.fort.7

Instagram https://www.instagram.com/alessandro.fort.7/

https://fortalessandropensiero.blogspot.com/

Previous articleSpeciale Orientamento 2026

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here