
Riconoscerlo è il primo passo per fermarlo
Per costruire relazioni sane il “rispetto” è alla base di ogni rapporto. Sembra una parola semplice, ma spesso viene confusa con altro. Il rispetto non è gelosia, controllo del telefono o delle amicizie, non è decidere per l’altro/a. Queste non sono prove d’amore, ma segnali di una relazione sbagliata.
Rispettare significa anche rispettare sé stessi. Vuol dire sapersi ascoltare, riconoscere quando qualcosa fa stare male e avere il coraggio di dire: “questo non mi fa stare bene”. In una relazione sana puoi essere te stesso/a, ti senti libero/a e non hai paura.
Perché senza rispetto, non c’è amore.
E allora perché, a volte, è così difficile uscire da relazioni che fanno soffrire?
Una delle risposte sta in quello che viene chiamato “Il Ciclo della Violenza”. Non si tratta sempre di episodi evidenti: spesso la violenza è sottile e si ripete nel tempo seguendo uno schema.
Non è un singolo episodio: è una dinamica che si ripete nel tempo, creando confusione, senso di colpa e difficoltà a uscire dalla relazione.

Le 3 fasi del ciclo della violenza:
- All’inizio c’è una fase di tensione: l’atmosfera cambia, l’altro diventa più nervoso, geloso o controllante. Chi subisce cerca di evitare conflitti, di non sbagliare, e finisce per sentirsi in colpa anche senza motivo.
- Poi arriva l’esplosione: insulti, umiliazioni, minacce o, in alcuni casi, aggressioni. In questi momenti può nascere una grande confusione, e si può arrivare a pensare: “lo fa perché ci tiene”. Ma non è così: la violenza non è una forma di amore. Una relazione sana ti fa sentire libera, non ti controlla, non ti fa paura
- Dopo, spesso, arriva una fase in cui tutto sembra migliorare, la cosiddetta “Luna di miele”: scuse, promesse, attenzioni. È la parte più ingannevole, perché fa sperare che le cose possano cambiare davvero. E invece, dopo un po’, il ciclo ricomincia.
Uscire da queste dinamiche non è facile. Si spera che l’altro cambi, si ha paura di restare soli, e si rimane legati anche ai momenti belli. È così che si crea una dipendenza emotiva, che rende difficile vedere la realtà per quello che è. Chiedere aiuto è un segno di forza.
Se ti riconosci in queste situazioni: parlane con un adulto di fiducia, rivolgiti a un insegnante, psicologo, educatore, contatta un Centro Antiviolenza.
Il rispetto non è qualcosa che si pretende, è saper riconoscere l’altro/a come una persona, non come qualcosa da possedere.
Dott.ssa Monica Inio
Psicologa-Psicoterapeuta
Coordinatrice CAV Telefono Rosa di Treviso
Centro Antiviolenza Telefono Rosa di Treviso
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