Il ciclo della violenza

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Riconoscerlo è il primo passo per fermarlo

Per costruire relazioni sane il “rispetto” è alla base di ogni rapporto. Sembra una parola semplice, ma spesso viene confusa con altro. Il rispetto non è gelosia, controllo del telefono o delle amicizie, non è decidere per l’altro/a. Queste non sono prove d’amore, ma segnali di una relazione sbagliata.

Rispettare significa anche rispettare sé stessi. Vuol dire sapersi ascoltare, riconoscere quando qualcosa fa stare male e avere il coraggio di dire: “questo non mi fa stare bene”. In una relazione sana puoi essere te stesso/a, ti senti libero/a e non hai paura.

Perché senza rispetto, non c’è amore.

E allora perché, a volte, è così difficile uscire da relazioni che fanno soffrire?

Una delle risposte sta in quello che viene chiamato “Il Ciclo della Violenza”. Non si tratta sempre di episodi evidenti: spesso la violenza è sottile e si ripete nel tempo seguendo uno schema.

Non è un singolo episodio: è una dinamica che si ripete nel tempo, creando confusione, senso di colpa e difficoltà a uscire dalla relazione.

Le 3 fasi del ciclo della violenza:

  1. All’inizio c’è una fase di tensione: l’atmosfera cambia, l’altro diventa più nervoso, geloso o controllante. Chi subisce cerca di evitare conflitti, di non sbagliare, e finisce per sentirsi in colpa anche senza motivo.
  2. Poi arriva l’esplosione: insulti, umiliazioni, minacce o, in alcuni casi, aggressioni. In questi momenti può nascere una grande confusione, e si può arrivare a pensare: “lo fa perché ci tiene”. Ma non è così: la violenza non è una forma di amore. Una relazione sana ti fa sentire libera, non ti controlla, non ti fa paura
  3. Dopo, spesso, arriva una fase in cui tutto sembra migliorare, la cosiddetta “Luna di miele”: scuse, promesse, attenzioni. È la parte più ingannevole, perché fa sperare che le cose possano cambiare davvero. E invece, dopo un po’, il ciclo ricomincia.

Uscire da queste dinamiche non è facile. Si spera che l’altro cambi, si ha paura di restare soli, e si rimane legati anche ai momenti belli. È così che si crea una dipendenza emotiva, che rende difficile vedere la realtà per quello che è. Chiedere aiuto è un segno di forza.

Se ti riconosci in queste situazioni: parlane con un adulto di fiducia, rivolgiti a un insegnante, psicologo, educatore, contatta un Centro Antiviolenza.

Il rispetto non è qualcosa che si pretende, è saper riconoscere l’altro/a come una persona, non come qualcosa da possedere.

Dott.ssa Monica Inio
Psicologa-Psicoterapeuta
Coordinatrice CAV Telefono Rosa di Treviso

Centro Antiviolenza Telefono Rosa di Treviso
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