
Tra memoria, cultura e futuro
Il 5 ottobre le classi quinte dell’Istituto Tecnico Mazzotti hanno incontrato la scrittrice Dacia Maraini. Durante l’incontro l’autrice ha raccontato alcuni momenti importanti della sua vita, dall’esperienza di prigionia vissuta da bambina in Giappone ai ricordi di Pier Paolo Pasolini e Alberto Moravia. Non sono mancati anche i consigli rivolti ai giovani e le riflessioni sul futuro, che hanno reso questo incontro un’occasione interessante per conoscere meglio la scrittrice e il suo modo di vedere il mondo.

Un incontro speciale al Mazzotti
Lunedì 5 ottobre l’Istituto tecnico Mazzotti ha avuto l’opportunità di ospitare Dacia Maraini, una delle scrittrici più conosciute della letteratura italiana contemporanea. L’incontro, rivolto alle classi quinte, è stato aperto dal sindaco di Treviso Mario Conte e dalla dirigente scolastica Anna Durigon, che hanno dato il benvenuto all’autrice.
La relatrice, la professoressa De Pieri, è poi intervenuta per dare la parola agli studenti che hanno potuto interagire in modo aperto con la scrittrice, ponendole diverse domande, soprattutto sulla sua vita e sul libro Vita mia, pubblicato nel 2023. Attraverso le sue risposte, Dacia Maraini ha raccontato esperienze personali e momenti del suo passato, permettendo alle studentesse e agli studenti di conoscere non solo la scrittrice, ma anche la persona che si trova dietro i suoi libri.
Il dolore della prigionia e la forza di andare avanti
Uno dei racconti che ha colpito maggiormente i ragazzi riguarda la prigionia vissuta da Dacia Maraini durante l’infanzia. Durante la Seconda guerra mondiale, lei e la sua famiglia furono internate in un campo di concentramento in Giappone, perché i genitori, Fosco Maraini e Topazia Alliata, si erano rifiutati di aderire al fascismo e di giurare fedeltà alla Repubblica Sociale Italiana.
Tra gli episodi raccontati, uno dei più particolari riguarda proprio il padre. In un periodo in cui la famiglia soffriva la fame e viveva in condizioni molto difficili, Fosco Maraini arrivò a tagliarsi un dito, ricorrendo ad un rituale giapponese, lo Yubitsume. Con questo gesto cercò di dimostrare alle guardie il proprio coraggio e la sua determinazione.
Dopo questo episodio, alla famiglia venne data una capra, il cui latte diventò una fonte di nutrimento fondamentale per le bambine. Il racconto ha colpito molto gli studenti e le studentesse e li ha fatti riflettere su quanto fossero dure le condizioni in cui vivevano e quanto un padre possa essere disposto a fare pur di proteggere i propri figli.
Ascoltando queste vicende ai ragazzi è venuto spontaneo chiederle come sia possibile superare esperienze così dolorose e trovare la forza di continuare a vivere. Dacia Maraini ha risposto che un vissuto può assumere senso, quando diventa un messaggio e un’occasione di riflessione per le nuove generazioni.
I ricordi di Pasolini e Moravia
Durante l’incontro si è parlato anche di due importanti personalità della cultura italiana del Novecento: Pier Paolo Pasolini e Alberto Moravia. Dacia Maraini ha condiviso alcuni ricordi personali legati al rapporto che aveva con loro, raccontando episodi che hanno permesso agli studenti di conoscere aspetti meno conosciuti delle loro vite.
È stato interessante ascoltare questa testimonianza direttamente da una persona che li ha conosciuti e che ha condiviso con loro valori ed esperienze. Solitamente, a scuola si studiano questi autori attraverso le loro opere e la critica letteraria, ma sentirne parlare da qualcuno che ha avuto un rapporto diretto con loro, permette di vederli da un punto di vista più umano. I suoi racconti hanno reso queste figure più vicine a noi, facendo capire che dietro i libri che studiamo ci sono persone reali, con le loro idee, le loro relazioni e le loro esperienze.

Un dialogo diretto con gli studenti
Una delle cose che ha reso l’incontro particolarmente interessante è stato il modo in cui Dacia Maraini si è rivolta alle studentesse e agli studenti. Quando qualcuno le faceva una domanda, lei chiedeva il nome della persona e voleva sapere anche il motivo di quella curiosità. Dopo aver risposto, era lei stessa a fare una domanda ai ragazzi, chiedendo che cosa volessero fare dopo le superiori e quali fossero i loro progetti per il futuro.
Nonostante avesse davanti tanti studenti che non conosceva, ha dimostrato di essere interessata alle loro idee e alle loro aspirazioni. In questo modo, l’incontro non è stato soltanto una conferenza in cui ascoltare una scrittrice famosa, ma un vero momento di confronto.
Il dialogo è passato così dai ricordi della sua vita alle esperienze e ai progetti dei giovani, affrontando argomenti che riguardano direttamente le scelte che ognuno di noi dovrà fare nei prossimi anni.
Partire per conoscere il mondo e tornare per contribuire alla crescita del proprio Paese
Tra i consigli che Dacia Maraini ha rivolto agli studenti, uno dei più importanti ha riguardato la possibilità di andare all’estero. Ci ha incoraggiati a viaggiare, conoscere altre culture e sfruttare le opportunità che si possono trovare in altri Paesi. Fare esperienze all’estero, studiare o lavorare in un ambiente diverso dal proprio permette infatti di imparare cose nuove, migliorare le proprie competenze e avere una visione più ampia del mondo.
Allo stesso tempo, ha sottolineato che sarebbe importante considerare, in futuro, anche la possibilità di tornare in Italia e mettere a disposizione del proprio Paese ciò che si è imparato. I giovani sono una risorsa importante per lo Stato e possono contribuire al suo sviluppo grazie alle proprie conoscenze, alle proprie capacità e alle nuove idee.
Il suo messaggio non era quindi quello di rinunciare a partire, ma di sfruttare queste esperienze anche per poter dare qualcosa alla società in cui si vive. È una riflessione che riguarda da vicino noi studenti del Mazzotti, che frequentiamo un Istituto tecnico turistico. Conoscere le lingue, viaggiare ed entrare in contatto con culture diverse può aprire molte strade, sia dal punto di vista lavorativo sia da quello personale.

Un incontro che ci lascia qualcosa
L’incontro del 5 ottobre è stato molto più di un semplice appuntamento scolastico. Attraverso i racconti della prigionia, i ricordi di Pasolini e Moravia e le domande rivolte agli studenti, Dacia Maraini ci ha permesso di riflettere su temi diversi, ma collegati tra loro.
La sua esperienza ci ha ricordato quanto sia importante non dimenticare il passato e quanto la libertà sia un valore da non dare mai per scontato. Allo stesso tempo, le sue parole sui giovani ci hanno invitato a guardare al futuro con curiosità, a inseguire i nostri obiettivi e a non avere paura di fare esperienze nuove.
Ciò che ci portiamo a casa da questo incontro non sono soltanto i racconti di una scrittrice che ha vissuto momenti importanti della nostra Storia, ma anche una domanda che riguarda tutti noi: che cosa vogliamo fare del nostro futuro?
Dacia Maraini ha evocato il passato, ma ci ha anche ricordato che il futuro non è qualcosa che dobbiamo semplicemente aspettare. È qualcosa che possiamo costruire attraverso le nostre scelte, le nostre esperienze e il nostro impegno. E forse è proprio questo il messaggio più importante dell’incontro: non siamo soltanto la generazione che eredita il mondo di ieri, ma anche quella che avrà il compito di decidere come sarà il mondo di domani.
Matilde Zanibellato, Giordano Sozza, classe 5^E, ITT Mazzotti
















