Controllo dell’intelligenza artificiale 

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Technology human touch background, modern remake of The Creation of Adam

Tra possibilità, rischi e scontri di potere

Con la nostra classe (quarto anno, Istituto tecnico Trasporti e Logistica) abbiamo da poco iniziato un modulo di Educazione Civica sul tema dell’Intelligenza Artificiale, “tra possibilità, rischi e scontri di potere”. La prima attività è stata seguire una video lezione in streaming curata dall ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), seguita da un’ora di dibattito in classe.

L’Intelligenza Artificiale rappresenta indubbiamente una delle più grandi rivoluzioni tecnologiche e culturali del nostro secolo: un tema che affascina e spaventa al tempo stesso, che è ormai entrato nella nostra quotidianità trasformando il modo in cui studiamo, comunichiamo e immaginiamo il futuro. Se da un lato questa tecnologia offre opportunità straordinarie – come tradurre testi in tempo reale, dialogare con assistenti virtuali capaci di risolvere problemi, e persino aiutare i medici a scoprire cure per malattie rare –, dall’altro lato emergono problemi che noi, giovani generazioni, non possiamo assolutamente ignorare.

Un primo grande problema riguarda l’impatto sul mondo del lavoro: molti temono che l’automazione guidata dagli algoritmi possa presto cancellare milioni di ruoli professionali, lasciando molte persone senza occupazione e creando nuove disuguaglianze sociali ed economiche difficili da colmare. Esiste, inoltre, l’enorme problema della privacy e della manipolazione delle informazioni, dato che i social network e le piattaforme online utilizzano costantemente i nostri dati personali per creare profili dettagliati e offrirci contenuti personalizzati che spesso ci chiudono in una bolla ideologica, limitando il pensiero critico e rendendoci più vulnerabili alle notizie false che circolano in rete.

Ai rischi sopra citati, si aggiunge un fenomeno particolarmente preoccupante: l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale per influenzare l’opinione pubblica attraverso la propaganda. A questo proposito, un’inchiesta di Nick Cleveland-Stout, pubblicata lo scorso 28 luglio da Drop Site News, ha riportato la creazione di falsi think tank, centri di ricerca e analisi che si presentano come fonti autorevoli e indipendenti, ma che possono essere utilizzati per diffondere determinate narrazioni politiche. Secondo quanto riportato nell’inchiesta, per esempio, un presunto think tank avrebbe pubblicato, nell’arco di undici giorni, oltre cento articoli riguardanti principalmente Israele, la guerra contro Hamas a Gaza e l’antisemitismo. L’aspetto più significativo di questa vicenda è che tali contenuti non fossero destinati soltanto ai lettori umani, ma anche a sistemi di Intelligenza Artificiale come Chat GPT, Claude, Gemini, Microsoft Copilot e Perplexity, in modo che questi chatbot riprendessero e diffondessero narrazioni favorevoli a una sola delle parti in conflitto. Dietro all’operazione ci sarebbe Brad Parscale, ex responsabile della campagna elettorale di Donald Trump e ora in affari con l’attuale governo israeliano. Le decine di articoli pubblicati su diversi siti web erano scritti con un tono apparentemente informativo e neutrale, con fonti, elenchi puntati e riepiloghi: un formato che rende questi testi più facilmente recuperabili dai motori di ricerca e dai chatbot. I siti coinvolti, d’altronde, dichiaravano in fondo alle pagine che il loro materiale era distribuito per conto dello Stato di Israele, in conformità agli obblighi di trasparenza previsti dalla normativa statunitense; non tutti i chatbot, però, si sono comportati allo stesso modo: alcuni hanno segnalato quel legame con un governo straniero, altri no.

Per comprendere il problema, bisogna considerare il modo in cui questi sistemi acquisiscono e utilizzano le informazioni disponibili online. Durante le fasi di raccolta dei dati e di ricerca delle fonti, la presenza di numerosi articoli che sembrano provenire da siti affidabili e indipendenti può contribuire a dare maggiore visibilità a una determinata interpretazione dei fatti. Se contenuti simili vengono diffusi in modo coordinato, il rischio è che una narrazione politica venga percepita come più attendibile o condivisa di quanto non lo sia realmente. Questo fenomeno viene descritto come “avvelenamento delle fonti” o data poisoning, anche se, in senso tecnico, non tutte le campagne di propaganda online costituiscono un vero e proprio avvelenamento dei dati di addestramento.

Il problema, in ogni caso, è evidente: se le informazioni presenti sul web vengono manipolate intenzionalmente, anche le risposte generate dall’Intelligenza Artificiale possono risultare influenzate da contenuti distorti o fuorvianti. La conseguenza è che la propaganda potrebbe assumere una forma nuova. In passato, il suo obiettivo principale era convincere direttamente i cittadini attraverso giornali, televisione e altri mezzi di comunicazione. Oggi, invece, una parte di queste strategie potrebbe mirare anche a influenzare le informazioni che i sistemi di Intelligenza Artificiale raccolgono e restituiscono agli utenti. In questo modo, la macchina rischia di diventare un ulteriore strumento attraverso cui orientare l’opinione pubblica.

La guerra dell’informazione, quindi, non si combatte più soltanto sui giornali e nei telegiornali, ma anche nello spazio digitale e negli algoritmi che selezionano, organizzano e rielaborano i contenuti. Per questo motivo è fondamentale sviluppare strumenti capaci di riconoscere le fonti inaffidabili, garantire una maggiore trasparenza e impedire che l’Intelligenza Artificiale venga utilizzata per manipolare le persone.

In conclusione, ritengo che l’Intelligenza Artificiale rappresenti un pericolo se viene utilizzata senza regole, controlli e responsabilità. Ciò non significa che questa tecnologia sia necessariamente negativa o che dobbiamo rinunciare ai suoi vantaggi, ma è importante essere consapevoli dei rischi che comporta. Noi giovani, in particolare, dobbiamo imparare a utilizzarla in modo critico, verificando le informazioni, confrontando fonti diverse e non accettando automaticamente come vere le risposte che ci vengono fornite. È proprio per queste ragioni che, quando è stato chiesto alla mia classe se – a nostro parere – l’Intelligenza Artificiale rappresentasse un pericolo oppure no, ho votato che sì, può esserlo. Il vero problema, infatti, non è soltanto ciò che l’Intelligenza Artificiale è in grado di fare, ma soprattutto il modo in cui viene utilizzata da chi ha il potere di controllarla. Il progresso tecnologico può essere una grande opportunità, ma soltanto se viene accompagnato dalla consapevolezza, dal senso critico e dalla responsabilità.

Daniel D’Arsiè, Istituto “A. Fleming”, Treviso

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