La figura e il ruolo del counselor

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Help Concept hands reaching out to help each other in dark tone

Tra le figure professionali che possono accompagnare una persona nel cammino psicologico per attraversare e superare un evento di difficoltà o di crisi quella del counselor assume un rilievo sempre maggiore.

Il counselor opera di fondo attraverso il processo dell’empatia, che definisce il modo in cui si entra in contatto con un’altra personalità e si reagisce ad essa.

Empatia letteralmente significa “sentire dentro” e deriva dal greco phatos che indica un sentimento forte, intenso e profondo.

È diverso dalla simpatia che vuol dire “sentire con”.

«[…] “empatia” è uno stato di identificazione fra personalità molto profondo, in cui una personalità si sente dentro l’altra, tanto da perdere temporaneamente la propria identità. È in questo profondo e talvolta misterioso processo che hanno luogo la comprensione, l’influenza e altri rapporti significativi fra persone».

Il counselor e il cliente si fondono a costituire “un’entità psichica comune”: questa è l’empatia, il processo fondamentale dell’amore. L’amore ha in sé un enorme potere psicologico: è la forza più grande di cui disponiamo per influenzare e trasformare la personalità.

Il counselor deve essere in grado di “sospendere” al meglio la propria personalità, le idee, le preferenze, i sentimenti per accostarsi con sincero desiderio e interesse alla comprensione dell’altro.

Attraverso la relazione d’aiuto, il counselor può favorire l’elaborazione di una difficoltà relazionale o incoraggiare a esprimere reazioni represse.

Esistono diverse scuole di counseling a orientamento psicosintetico, gestaltico, cognitivistico, immaginativo, di analisi transazionale, ecc. In tutte il counselor, mediante le proprie abilità di empatia, autenticità e accettazione incondizionata dell’individualità del cliente, considerato il vero attore del processo di aiuto, agevola e sostiene la maturazione delle condizioni interne che permettano di definire il problema che il cliente porta e di mobilitare le energie necessarie per affrontarlo e gestirlo nel modo più adeguato.

Il counselor a indirizzo psicosintetico dimostra particolare interesse per ciò che va oltre l’esperienza problematica individuale quotidiana ed è attento al contesto in cui vive il cliente: affronta il cliente avendo fiducia nella sua capacità di comprendere la vita, di scegliere e di trascendere i propri limiti apparenti; considera i problemi e le difficoltà del cliente come stimoli e opportunità di crescita e di trasformazione.

Il counselor è una guida ai “viaggiatori” della vita che aiuta il cliente nel suo viaggio con umiltà e impegno.

Il primo e più immediato obiettivo è di alleviare il disagio e/o la sofferenza.

Il counselor psicosintetista si pone peraltro altri scopi come evocare le energie e le potenzialità latenti; favorire l’integrazione tra il mondo interiore e quello esteriore del cliente, aiutare a trovare o a ritrovare un equilibrio nella vita.

La “qualità della presenza” del counselor è fatta di concentrazione e non attaccamento al risultato, scelta consapevole di ascoltare e vedere un’altra realtà (quella del cliente), apertura alle proprie qualità superiori, impegno al servizio della crescita dell’altro.

Esistono tre livelli psicologici ai quali rivolgere il lavoro: il passato, il presente e il futuro.
Il passato dove sono custoditi a livello inconscio i vissuti del cliente e le esperienze infantili che influenzano il comportamento in età adulta.

Il counselor cerca di aiutare il cliente a liberarsi dai condizionamenti disfunzionali e lo invita a esprimere sentimenti reali, così da conquistare una salute emotiva.

Il presente insieme degli elementi conosciuti della personalità. Il lavoro parte proprio da qui. Da questa posizione il counselor aiuterà il cliente a formulare, chiarire e definire i problemi che lo affliggono, ponendo attenzione all’impatto che essi hanno nella sua vita attraverso la manifestazione del problema nella quotidianità, le situazioni che causano il problema, le relazioni coinvolte, le sensazioni fisiche, le emozioni predominanti, le credenze, gli atteggiamenti, le opinioni che esso stimola.

In genere il cliente proverà sofferenza e bisogno di cambiare proprio in quelle parti dove la nuova identità sta cercando di emergere verso un livello di integrazione più elevato.

Il livello del futuro è visto come lo spazio delle potenzialità, il successivo passo da compiere per una nuova progettualità.

Il counselor ha maestria nell’utilizzo di strumenti e tecniche, eppure tale impiego non può mai sostituire la relazione umana.

Il lavoro pratico può essere svolto con diversi strumenti: il dialogo attivo, visualizzazioni guidate, meditazioni, lavoro corporeo, lavoro sui sogni, tecniche respiratorie, disegno libero, tenuta di un diario, scrittura, uso di parole e simboli evocativi, esercizi per sviluppare la volontà, tecniche gestaltiche, lavoro con le subpersonalità, ecc.

La tecnica principale della Psicosintesi è, comunque, quella della disidentificazione: siamo dominati da tutto quello con cui siamo identificati (subpersonalità, personaggi interni, ruoli e relative sensazioni, emozioni, pensieri, principi, convinzioni, valori, ecc.); possiamo dominare e controllare tutto ciò da cui ci disidentifichiamo [Roberto Assagioli] e questo corrisponde al concetto di libertà personale: noi possiamo dirigere la nostra vita.

La disidentificazione è un processo prezioso che permette di creare uno “spazio psichico” tra la coscienza e i multiformi elementi della psiche, stati emotivi inclusi, per poterli conoscere, relativizzare, valutare, gestire e, se è il caso, trasformare.

I livelli di consapevolezza del cliente vengono esplorati e organizzati in un percorso di integrazione e sintesi fra le parti della psiche (animo molteplice) intorno a un centro di autocoscienza detto Sé.

Tra i diversi strumenti disponibili, l’ascolto dell’altro si manifesta come forma di amore: è prenderlo con sé, accoglierlo dentro di sé, è mettersi in secondo piano, permettergli di esprimersi, dargli la precedenza, esserci per l’altro.

Il primo e principale modo per scoprire come aiutare qualcuno è ascoltarlo, intuire i suoi bisogni, pensieri, desideri, in modo da riuscire a comprendere momento per momento il “tipo” di aiuto che è veramente utile. L’ascolto è l’aiuto, l’ascolto è dare.

L’ascolto va oltre, è andare al di là delle parole, è osservare l’altro per leggere quando parla anche con il corpo: un semplice gesto degli occhi, un lento movimento di una mano, un incontro di sguardi, un ritmo diverso di respiro.

Il non verbale comunica più di ogni parola, elimina il superfluo e offre l’essenza.

Il counselor, attraverso la relazione d’aiuto, aiuta il cliente ad aiutarsi e a conquistare una vita migliore e un miglior equilibrio psichico.

Conoscere se stessi è il primo passo da compiere per poter procedere lungo un percorso di crescita personale che trasforma il livello di qualità della vita.

Dott.ssa Pierangela Pagnoscin
Counselor Psicosintetista

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