Le costellazioni estive: in vacanza nell’infinito

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Considerato che questo numero della Salamandra vi terrà compagnia sugli schermi dei vostri computer e telefonini per il corso dell’estate 2022, quale migliore occasione per tornare a parlare un po’ di stelle, pianeti e costellazioni e accennare alle meraviglie celesti che si potranno ammirare nel pieno della bella stagione?

Un paio di premesse, prima di salpare verso i lontani lidi della Via Lattea.

In linea di massima, il cielo notturno è più facilmente osservabile in inverno che in estate, ma ciò riguarda perlopiù gli ambienti urbani e in particolare proprio una città come Treviso, non certo molto estesa ma purtroppo in prima linea nell’essere decisamente inquinata e surriscaldata…

Infatti, a prescindere dall’inquinamento luminoso e dalle temperature ormai infernali con cui ci confrontiamo ogni anno nei mesi estivi, che portano a un cielo carico di foschia (a differenza di certi “spettacoli stellari” visibili nelle notti più fredde dell’anno, di cui abbiamo parlato nel precedente articolo), se abitate in aperta campagna avete sicuramente maggiori possibilità di godere di un cielo limpido, e quindi di osservare almeno le costellazioni più luminose. Se avete programmato le vostre vacanze in zone di montagna, tanto meglio: si tratta della postazione sicuramente più felice per le osservazioni astronomiche.

Per esperienza personale potrei consigliarvi posti come il Lago di Misurina, presso Auronzo di Cadore, situato a 1750 metri s.l.m. e quindi una magnifica posizione da cui si può rimirare un cielo stellato particolarmente terso e “affollato”. Ricordiamo, infatti, che le stelle visibili dalla Terra ad occhio nudo nelle migliori condizioni sono circa 6000, e appartengono tutte alla nostra galassia, di cui parleremo tra poco.

In secondo luogo, teniamo conto che in questo periodo, tra maggio e giugno, molte costellazioni invernali e primaverili stanno volgendo al tramonto e saranno visibili ancora per poco.

Possiamo quindi osservare i cambiamenti del passaggio di stagione che, anche dal punto di vista siderale, si rinnoverà dopo il 21 giugno, allo scadere del solstizio d’estate che coinciderà con la giornata più lunga dell’anno e che darà poi il via all’impercettibile accorciamento delle ore di luce solare (esattamente all’opposto di ciò che accade al solstizio d’inverno, attorno al 21 dicembre, quando le giornate ricominciano ad allungarsi con l’inizio dell’anno nuovo).

Le costellazioni di cui parleremo saranno quindi quelle visibili in cielo intorno alle 23.00 da fine giugno, o meglio ancora dagli inizi di luglio.

Le stelle dell’Orsa Maggiore

Notiamo prima di tutto che, se guardiamo verso Nord, costellazioni come le due Orse, il Dragone, Cassiopeia, Andromeda e Pegaso sono onnipresenti: hanno solo cambiato posizione, apparentemente girando su loro stesse (mentre in realtà è l’asse del nostro pianeta che ha cambiato posizione). La lunga scia di stelle del Dragone ha curvato la sua “coda” attorno all’Orsa Minore e diretto la “testa” verso lo zenit (il punto più alto del cielo); l’Orsa Maggiore o Grande Carro si è spostata verso nord-ovest e più in basso potete vedere parte della costellazione del Leone sull’orizzonte occidentale, e in particolare Denebola, una delle sue stelle principali assieme a Regolo.

Deneb

Quasi omonimo della citata stella del Leone è un magnifico astro del cielo estivo, ovvero Deneb o α Cygnus, appunto la stella principale del Cigno. Questa grandiosa costellazione si staglia molto in alto nel cielo del sud, sovrastando l’Aquila in cui si nota la stella Altair, che splende a 16 anni-luce da noi, mentre un po’ più in alto vediamo la potente luce di Vega, appartenente alla piccola costellazione della Lira.

Le tre stelle citate formano il cosiddetto Triangolo Estivo, lo stupendo e principale asterismo delle notti d’estate (viene detto asterismo un gruppo di stelle particolarmente appariscenti all’interno di una stessa costellazione, ad esempio le tre stelle della cintura di Orione, o appartenenti a costellazioni diverse come nel caso del Triangolo Estivo). L’ineffabile bellezza di queste stelle, come è naturale, ha ispirato la mitologia e le tradizioni di molti popoli antichi. Ad esempio, in Giappone, un importante mito vede per protagoniste Vega e Altair, che rappresentano rispettivamente Orihime e Hitoboshi, due divinità tradizionali celebrate nella festa di Tanabata a metà luglio; in Grecia, invece, la Lira era quella suonata da Orfeo, il mitico cantore figlio di Apollo. Gli antichi greci vedevano infatti nella costellazione lo strumento posto tra le stelle dagli Dèi, impietositi dal tragico destino di Orfeo (il quale, reduce dal fallimentare viaggio agli Inferi per riportare tra i vivi la sposa Euridice, venne poi trucidato dalle sacerdotesse di Dioniso).

Il triangolo estivo

E, rimanendo nell’ambito della mitologia classica e delle sue figure più illustri, prendiamo in considerazione un’altra possente costellazione, quella di Ercole, all’apice del cielo meridionale (potete vederla tra la Lira alla sua sinistra e il semicerchio della Corona Boreale a destra, sovrastante la vasta costellazione dell’Ofiuco).

Abbiamo citato in apertura la Via Lattea, ovvero il “piano equatoriale” della nostra galassia (estesa per un raggio di circa 50000 anni-luce, sul quale il nostro modesto sistema solare occupa una posizione pressoché periferica!). Nelle migliori condizioni delle notti estive, si può ammirare come la Via Lattea attraversi obliquamente il Cigno e l’Aquila, discendendo fino al Sagittario. Quest’ultima, bellissima costellazione estiva che nell’antichità classica rappresentava Chirone, il centauro che educò il grande eroe greco Achille, è infatti visibile molto bassa sull’orizzonte meridionale, e al suo interno sono osservabili numerose nebulose (ovvero enormi masse di gas e polveri stellari, molto luminose, che al telescopio appaiono davvero spettacolari).

Per gli astronomi il Sagittario è una costellazione particolarmente importante e significativa anche perché in questa zona del cielo è stata individuata la direzione in cui, a qualche migliaio di anni-luce da noi, si trova il centro della nostra galassia, come evidenzia la luce della grandissima concentrazione di stelle.

Inoltre, proprio il 12 maggio scorso, nella nebulosa principale visibile nella costellazione, chiamata appunto Sagittarius A, è stata provata la presenza di un buco nero distante da noi circa 26000 anni-luce.

Dei buchi neri, magari, parleremo prossimamente; nel frattempo, non illudetevi di vedere il suddetto puntando il vostro binocolo verso le stelle del Sagittario: per fotografarlo ci è voluto lo sforzo immane di 300 ricercatori che hanno diretto il lavoro di una rete internazionale di radiotelescopi distribuiti in tutto il mondo, chiamata Event Horizon Telescope.

Sempre sull’orizzonte sud appaiono le altre costellazioni dell’eclittica, cioè la cosiddetta fascia zodiacale attraversata dal Sole nel corso dell’anno. A sinistra abbiamo l’Acquario e il Capricorno, proseguendo a destra del Sagittario si staglia il magnifico Scorpione (la cui osservazione è in realtà migliore a latitudini più basse, ad esempio in Africa settentrionale), al centro del quale splende la grandiosa supergigante rossa Antares; si ha poi la Bilancia e la Vergine, una delle costellazioni più estese in cui risalta la sua stella principale, Spica.  

A proposito della Vergine, è doveroso ricordare che, proprio osservando questa costellazione nel 1956, il grande astronomo di Treviso Giuliano Romano scoprì una supernova, ovvero una stella che, giunta alla fine della sua vita, esplode quasi alla velocità della luce.

Questa costellazione, nella cultura antica, è evidentemente legata tanto al mito della vergine Astrea, la dea della giustizia dell’Età dell’Oro, quanto ai culti della fertilità agricola come quello di Demetra o risalenti alla lontana preistoria, analogamente alla costellazione di Bootes, il Bifolco, che vediamo a destra di Ercole e della piccola Corona Borealis, molto in alto sull’orizzonte sudoccidentale.

In Bootes si nota la brillantissima luce arancione di Arturo, una gigante rossa giunta quasi al termine della sua esistenza.

Torniamo quindi verso Nord parlando della costellazione di Perseo, anche questa dedicata a un grande eroe della mitologia come quelle di Ercole e di Orione.

Perseo, che in inverno possiamo rimirare allo zenith, si affaccia ora bassa sull’orizzonte settentrionale, vicino ad Andromeda e Pegaso, e ci offre una delle stelle visivamente più interessanti cioè Algol (detta anche Testa della Medusa), che è una cosiddetta variabile a eclissi, un sistema stellare doppio di cui vediamo uno strano effetto “intermittente”: la stella si affievolisce, fino quasi a scomparire, in media ogni due giorni.

Proprio la costellazione di Perseo ci ricorda l’evento principale e ricorrente di agosto (mese ottimale per le osservazioni) con il passaggio delle Perseidi, il nutrito “sciame” di meteore che solcheranno i cieli tra il 10 e il 13 del mese, così chiamate proprio perché individuabili nella regione del cielo apparentemente vicina alla costellazione.

Tenete conto che l’orario migliore per attendere di vedere le Perseidi sono le avanzate ore notturne; un buon motivo per passare la notte vigili e attenti, sicuramente ben più interessante ed emozionante rispetto a qualsiasi serata in discoteca!

Ricordiamo inoltre che nelle notti di fine giugno, all’incirca tra il 24 e il 27, è previsto un evento importante, ovvero un allineamento dei pianeti visibili: avremo quindi una temporanea e meravigliosa apparizione collettiva della Luna, di Mercurio, Marte, Giove e Saturno. Saturno, in particolare, rimarrà osservabile nel corso della notte per tutta l’estate, congiunto tra la costellazione del Capricorno e quella dell’Acquario.

In conclusione, ne approfitto per una «errata corrige» relativa al precedente articolo sulle costellazioni invernali. Se andate a consultarlo, troverete infatti un mio errore di distrazione a proposito di Sirio, una delle assolute “regine” del cielo boreale invernale, considerata la stella più luminosa visibile dalla Terra ad occhio nudo, che indico come una stella di tipo A e quindi più fredda del Sole… giusto?

Sbagliato! Secondo una delle principali classificazioni in uso, quella del cosiddetto tipo spettrale, le stelle vengono distinte in sette tipologie, ovvero O, B, A, F, G, K, M (più 10 sottoclassi indicate da 0 a 9, ad esempio secondo questo schema il Sole è classificato come stella G2). Ovvero, in parole povere, le stelle vengono classificate in base al rispettivo colore che assumono osservate al telescopio (e in certi casi, anche ad occhio nudo o al binocolo: se l’inverno scorso avete contemplato lo splendore rosso di Betelgeuse, la meravigliosa stella principale di Orione, comprenderete!). Come aveva ipotizzato nell’Ottocento lo studioso Angelo Secchi, la distribuzione spettrale di ciascuna stella (che può variare dal bianco-azzurro al rosso cupo delle giganti rosse) permette di dedurne la temperatura superficiale, con rispettive variazioni da meno di 2000 gradi a circa 50000. E Sirio, classificata come stella A, pur essendo di dimensioni paragonabili (lievemente più grandi) a quelle del nostro Sole, è appunto molto più calda di quest’ultimo, il quale nonostante i suoi 6000 gradi in superficie (e, si stima, ben 15 milioni di temperatura interna!), è più vicino alle tipologie di stelle relativamente meno calde. Temperature molto più basse invece sono caratteristiche di stelle gigantesche come Antares nello Scorpione (che è appunto una stella M1, quindi una delle più fredde), la cui massa corrisponde, reggetevi forte, a circa 640 masse solari.

Non ci resta che augurarvi buone vacanze e buone osservazioni… entrambe, a qualsiasi latitudine vi troviate!

Jari Padoan

Approfondimenti:

Sulle costellazioni, congiunzioni e i cieli estivi in generale:

http://divulgazione.uai.it/index.php/Cielo_di_Giugno_2022#COSTELLAZIONI

Sul Triangolo Estivo:

Sul buco nero di Sagittarius A:

https://www.ilpost.it/2022/05/12/prima-immagine-buco-nero-via-lattera-sagittarius-a-eht/

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