
La sala è gremita, fresca e vociante. Tra il pubblico presente alla cerimonia di premiazione del Premio giornalistico Giorgio Lago Juniores 2026 vi sono il presidente di regione Alberto Stefani, gli atleti olimpici Manuel Bortuzzo, Sara Simeoni e Rossano Galtarossa, la famiglia Lago e i membri dell’Associazione Amici di Giorgio Lago. In terza fila siedono i tre giovani premiati con i rispettivi dirigenti scolastici: Riccardo Antonello del Liceo Giorgione di Castelfranco Veneto, terzo classificato; Sara Perin del Liceo Duca degli Abruzzi di Treviso, seconda classificata; e la sottoscritta, Martina Faccio, studentessa del Liceo Brocchi di Bassano del Grappa e prima classificata alla decima edizione di questo prestigioso premio giornalistico.

Ma di cosa si tratta esattamente? Partiamo da colui a cui il concorso è intitolato: Giorgio Lago. Nato nel 1937, è stata una nota firma del giornalismo veneto, prima a Il Gazzettino e poi a La Repubblica e ai quotidiani nordestini del gruppo L’Espresso. Lucido interprete e anticipatore delle svolte politiche e sociali che hanno animato il Nordest negli anni Ottanta e Novanta, ha trattato temi legati ai giovani, al futuro della sua professione e alla politica contemporanea con straordinaria capacità di analisi. A marzo del 2005 il giornalista è venuto a mancare; eppure continua a vivere attraverso la sua scrittura, i racconti della sua famiglia e il Premio che è nato a pochi mesi dalla sua scomparsa, e che nel 2012 è stato affiancato e poi sostituito dal Premio Giorgio Lago Juniores.
Ed è proprio questo concorso ad aver attirato la mia attenzione lo scorso ottobre, quando mi sono imbattuta per la prima volta nel bando. Rivolto agli studenti di quinta superiore di Veneto e Friuli Venezia Giulia, offre ai tre vincitori un premio in denaro e la possibilità di frequentare un corso di formazione presso la Scuola di giornalismo “Dino Buzzati” dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto. Lo stimolante tema di quest’anno, “Olimpiadi: sfida di pace”, invitava a riflettere sul rapporto tra lo spirito olimpico e la dura realtà del mondo odierno, attualmente lacerato da cinquantasei conflitti in novantadue Paesi. Dal mio punto di vista, le Olimpiadi diventano un luogo in cui realizzare la pace qualora la politica cessi di strumentalizzare gli atleti, e siano questi ultimi a scegliere come presentarsi al mondo. Le loro eventuali prese di posizione, infatti, sono annoverate tra gli episodi che tingono la storia delle Olimpiadi di libertà e collaborazione, due pilastri del tanto invocato spirito olimpico.
In un mondo sempre più dominato dalla superficialità, il Premio ha il merito di ritagliare uno spazio in cui dare voce ai più giovani, avvicinandoli a tematiche estremamente contemporanee attraverso le lucide parole di Giorgio Lago. Esso costituisce un’imperdibile opportunità e una fondamentale rampa di lancio per chi, come me, è interessato a esplorare l’affascinante mondo del giornalismo.
Martina Faccio
























