I delitti di Whitechapel

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Quali segreti si celano dietro le pagine di questo romanzo?

Lunedì 18 maggio Guido Sgardoli, autore di tanti romanzi tra cui “I delitti di Whitechapel”, è venuto a farci visita al Mazzotti.

Questo evento fa parte del ciclo “Incontri con l’autore al Mazzotti”, svoltisi tra i mesi di aprile e maggio 2026. L’attività è stata pensata all’interno del Progetto Biblioteca, per avvicinare gli studenti e le studentesse alla lettura. Dopo il dialogo con il poeta Stefano Modeo e il reading tematico all’ex ospedale psichiatrico del Sant’Artemio con il pedagogista Mario Paolini, oggi si è svolto il terzo appuntamento. Guido Sgardoli è un noto scrittore di libri per ragazzi (…ma non solo), ha pubblicato tantissimi libri ed ha avuto due riconoscimenti di grande prestigio: è stato Premio Andersen (nel 2009 e nel 2018) e ha vinto anche lo Strega nel 2019.

Durante l’incontro, l’autore ha raccontato come è nata l’idea di scrivere “I delitti di Whitechapel”, ponendo il focus sulle condizioni di vita delle donne in Età Vittoriana, anziché sul conosciuto serial killer “Jack lo Squartatore”. Come afferma l’autore, le vittime dell’assassino “erano in realtà delle donne che si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato”, sebbene purtroppo spesso si parli di loro come di donne di strada. La protagonista è l’adolescente Sybil, abbandonata dalla madre, per la quale Sgardoli si è ispirato ad Annie, una donna con una storia tragica, realmente vissuta in quegli anni. Annie era la figlia di Catherine Eddowes, una delle vittime del celebre omicida. Uno degli aspetti che ci ha colpiti di più è il fatto che le donne all’epoca venissero con grande facilità considerate prostitute, anche semplicemente se viste in strada senza essere accompagnate da un uomo, in orario serale. In realtà spesso si trattava semplicemente di mogli abbandonate sia dal marito che dalla famiglia d’origine, costrette a chiedere l’elemosina perché senza nessun tipo di protezione. Quando venivano lasciate, finivano per essere sfruttate con stipendi miseri e costrette a vivere nelle Workhouses, dove lavoravano per avere un tetto sopra la testa e cibo.

Gli studenti e le studentesse di molte classi del biennio, alcune in presenza in aula Magna e altre in collegamento streaming, hanno seguito l’evento con grande attenzione e curiosità, ponendo numerose domande sul mestiere dello scrittore, sui personaggi del romanzo e sulle difficoltà incontrate durante la stesura dell’opera. I tempi di scrittura sono stati lunghi, per via delle ricerche accurate compiute con Massimo Polidoro, giornalista, divulgatore, esperto del caso di Jack, con cui Guido Sgardoli ha collaborato.

Lo scrittore ha risposto con disponibilità e attenzione, condividendo particolari e riflessioni sulla nascita di questo libro e mettendo in luce degli aspetti che molti ignorano: Jack non era un genio, come spesso la letteratura lo ha disegnato, era un uomo comune, probabilmente scomparso perché arrestato o fuggito all’estero, non era un chirurgo e nemmeno un macellaio, bensì forse un marinaio. Anche il finale del libro lascia una scia di mistero (…come si è verificato nella realtà), perché tutte le ipotesi su Jack non hanno mai trovato conferma.

L’incontro si è concluso con un momento dedicato alle firme delle copie e alle fotografie di gruppo, lasciando ai ragazzi un ricordo significativo.

Aprile Malangone, Giulia Minello, Natalia Schiavon, classi 2° AR e 2° FR

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