Scenografie documentali

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Meeting, planning and finance by team of business people discussing data, contract or financial statistics. Collaboration, strategy and boardroom meeting with partner checking growth and development.

Da vari anni collaboro con “la Salamandra” proponendo riflessioni ispirate alla quotidianità scolastica, di ciò che avviene insomma all’interno dell’aula con i suoi protagonisti. Questa volta intendo dedicare qualche riga non a ciò a che si vede, bensì a quanto avviene al di fuori dell’orario scolastico, ma non solo. Non voglio raccontare i segreti della vita personale degli insegnanti, ma parlare di un aspetto del loro lavoro di cui gli allievi ignorano l’esistenza o che non ritengono degno di attenzione.

Cari ragazzi, siete presi dai dubbi e dal timore di prendere un brutto voto di fronte a una verifica, ma pensate mai che dietro a quella verifica c’è il lavoro del docente nel prepararla?

Cari ragazzi e pure care famiglie, quando andate a controllare i voti nel registro e valutate l’insufficienza, la minima sufficienza o il voto elevato, pensate mai al docente che ha trascorso ore a leggere con attenzione quella verifica per correggerla e valutarla nel modo più oggettivo possibile?

Eppure questo corrisponde a una minima porzione del lavoro dietro le quinte del docente il quale si trova a confrontarsi con una serie di relazioni, progetti, descrizioni, giustificazioni, in un’altalena di pagine spesso intrise della più pesante e inutile retorica amministrativa. Tutto questo è quella che banalmente chiamiamo burocrazia, quell’elefantiaca parte del lavoro del docente figlia di una cultura che teme qualunque sua azione e quindi la deve spiegare e giustificare, non di rado per proteggere sé stessa e la scuola dal fantasma che si aggira, il ricorso.

Al di là delle cause e delle giustificazioni più o meno realistiche, resta un dato di fatto: la professione del docente è diventata sempre meno didattica e sempre più amministrativa. In realtà non è un problema limitato al contesto scolastico, ma caratterizza culturalmente ogni ambito lavorativo, se non addirittura ogni ambito in generale della vita di tutti noi, dalla gestione della caldaia alle pratiche sanitarie. La semplificazione, auspicata per migliorare la vita del cittadino, non è mai stata messa in atto, per un senso di insicurezza diffusa (vedi il ricorso di prima), ma anche per un fattore estetico.

Una norma, una relazione, un progetto di poche pagine non verrebbero considerati di valore, in quanto troppo scarni. Bisogna allora diluire, allungare, pompare il testo con schemi, riferimenti, approfondimenti per far vedere quanto si sa e per far vedere quante cose si faranno. Sono delle vere e proprie teatrate utili a dar sostanza a cose che di sostanza non hanno alcunché e che fingono di possederla allungando le pagine così che il nulla diventi importante e di valore. Io le definisco scenografie perché scene teatrali di documenti fini a sé stessi, in sintesi delle vere e proprie Scenografie Documentali. A queste a quanto pare nessuno è in grado di applicare una vera semplificazione, perché nessuno ha il coraggio di eliminare il valore esagerato dell’estetica a favore della pragmatica, nel nostro paese mai esistita.

Alessandro Fort
Psicologo formatore, scrittore e docente

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