Il futuro

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Close-up back view of child holding up a toy paper airplane looking to lake in denim dress. Small girl looking in the future. Girl enjoying lake view.

Il futuro, un tema sicuramente molto ampio, che per i ragazzi diviene un modo per fare i conti con le proprie aspettative, le paure e anche i desideri, con la consapevolezza che non vi sono certezze e le previsioni su quel che sarà possono sempre essere soggette a cambiamenti legati a forze insondabili che vanno oltre le possibilità che ciascuno di noi ha di controllare gli eventi. Riuscire a trovare un equilibrio tra aspettative, certezze e sogni è la sfida dei ragazzi del primo Biennio del Collegio Vescovile Pio X di Treviso: è stata indetta una gara di scrittura sul futuro e i quattro temi proposti sono risultati vincitori. Buona lettura!

È difficile parlare di futuro in questo momento, soprattutto per la fascia d’età che stiamo attraversando: un’età fatta di scelte, che andranno a influenzare in modo più o meno marcato il nostro futuro; inoltre, è difficile parlare di futuro perché, a differenza di molte altre parole, non ha una definizione ecumenica, bensì presenta molte sfumature diverse.

A me piace immaginare il futuro come un grande banco di nebbia fittissimo, dove non si riesce a vedere né distinguere nulla. Davanti a questa grande foschia ci siamo noi e, man mano che avanziamo nella vita, il banco di nebbia si restringe o si allarga, il tutto in base agli avvenimenti che accadono intorno a noi.

Arriva poi un punto in cui trovi l’amore della tua vita, oppure scopri il lavoro dei tuoi sogni, oppure scopri che sei particolarmente dotato per uno sport et similia. Ecco, per me quel momento è l’avvenimento che fa sparire il banco di nebbia, in cui tutto diventa più chiaro, più nitido. Questo per me è il futuro.

È anche vero che, dati gli eventi ricorrenti in questo periodo, sembra quasi che il nostro futuro sia il muro di Berlino, un qualcosa che certe volte pensi non valga nemmeno la pena scoprire, solo perché ti fai un’idea sbagliata di quello che c’è al di là del muro. Alcune volte è successo anche a me di pensare che non ci sia un futuro, che forse sia inutile tentare di scavalcare il muro.

È giusto anche pensare che, invece di farsi la guerra a vicenda, ci si dovrebbe unire tutti contro ciò che è più importante, senza distinzioni fra comunisti e capitalisti, bianchi e neri, donne o uomini. Però è anche vero che la speranza è l’ultima a morire, soprattutto in questo caso. Meglio vivere la vita pensando che una grande minaccia incombe su di noi oppure vivere con la speranza di fermarla? Io sinceramente sceglierei la seconda opzione.

Torniamo però alla definizione di futuro, che, come ho già detto, non è ecumenica, e men che meno banale.

Eppure il dizionario, simbolo della nostra lingua, descrive il futuro come: “Qualcosa che accadrà, il tempo che verrà”. Per me questo è assurdo! Ci sono filosofi che hanno lavorato allo studio del futuro, e il dizionario lo descrive come fosse la cosa più lapalissiana al mondo.

Per me il futuro è più di un semplice avvenimento: io lo definirei più come una somma tra il passato, il presente e le vicissitudini che accadono intorno a noi. Il tutto andrà a influenzare quello che sarà, alla fine, il nostro futuro.

Soprattutto le vicissitudini: tutto quello che sta accadendo nel mondo, dalla crisi pandemica alle guerre, passando per la crisi economica, andranno a modificare in modo irreversibile il nostro futuro.

Secondo la maggior parte delle persone, è compito nostro, ossia dei giovani, fermare queste crisi e salvare il mondo. Questo è buffo, perché dicono che siamo una generazione persa, però pensano che noi potremmo cambiare il mondo.

Ma se non so nemmeno quale sarà il mio futuro, come faccio a pensare di poter reggere sulle spalle quello di altri otto miliardi di persone? Così il nostro futuro non è un banco di nebbia, ma un muro di cemento armato che dobbiamo sfondare con una pistola puntata alla testa.

Forse le generazioni più vecchie si dicono questo perché non sanno colpevolizzarsi dei loro errori, e anche perché è facile dire questo a delle persone che ancora non sanno quale sarà il loro futuro.

Quindi, se vogliamo evitare di temerlo, serve l’aiuto di tutti, anche di chi cerca di lavarsene le mani. Perché l’obiettivo dovrebbe essere garantire un futuro agli altri, non pensare solo a se stessi. È proprio in queste situazioni che bisogna capire che non si è da soli in questo mondo.

Mattia Signorotto, 1AC
Liceo Classico Collegio Pio X

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