Il pianeta di Greta

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Sarebbe stato semplice e comodo presentare una calda storia natalizia, intrisa di dolcezza e con un sicuro lieto fine. Tutti noi, del resto, adoriamo rifugiarci in una bella storia, perdere il senso del tempo e dello spazio per essere trasportati altrove, dimenticando per un po’ i problemi che ci affliggono. A volte però le storie sono necessarie non per scappare via, ma per aiutarci a capire, per afferrare il toro per le corna e affrontare finalmente le nostre paure più grandi. Così, a quasi un mese dalla fine della COP 26 di Glasgow, nonostante i dubbi e i tentennamenti, avevo ormai chiaro quale dovesse essere il libro con cui salutare la fine dell’anno corrente e l’inizio del nuovo: Il Pianeta di Greta, di Alessandra Viola e Rosalba Vitellaro, edito recentemente da Einaudi. Una lettura breve ma intensa in 182 pagine, pensata sia per i ragazzi che per gli adulti, sul tema della crisi climatica. Le due autrici sono state insignite nel 2019 del titolo “Ambasciatore della Natura” e hanno deciso di collaborare alla creazione di quest’opera poi magnificamente illustrata da Annalisa Corsi, le cui immagini insieme ad espedienti grafici accurati non solo accompagnano ma arricchiscono di significato la narrazione.  

Protagonista della storia è proprio Greta Thunberg, la ragazzina svedese che abbiamo imparato a conoscere tanto bene in questi ultimi anni attraverso i social, le televisioni e i giornali, il volto della lotta dei giovani di tutto il mondo al cambiamento climatico. O almeno, che pensavamo di conoscere bene. Perché Greta è ben più delle sue trecce bionde e dei suoi occhi di ghiaccio, delle labbra sottili strette a marcare l’espressione dura e stoica mentre regge il cartello con la scritta SKOLSTREJK FÖR KLIMATET davanti al Parlamento. 

“Hei, farfar*…” (*nonno, in svedese). Così inizia “Il Pianeta di Greta”, lasciandoci immergere da subito nei pensieri e nei problemi che attanagliano la tredicenne ben prima che diventi famosa. Le autrici la immaginano confidarsi in una lettera al nonno lontano: non riesce a mangiare più di qualche boccone, dice, cinque ravioli in due ore e mezzo sono un record! Le sue lettere a “farfar” ci invitano a incontrare la persona oltre il personaggio, la bambina angosciata che si nasconde sotto l’impermeabile giallo prima che i suoi discorsi animati di giustificata rabbia. Cosa le impedisce di mangiare normalmente? Non è chiaro, ma i genitori fanno di tutto per aiutarla e sostenerla, sempre più preoccupati della sua magrezza, della perdita costante di tono muscolare. La lotta al cambiamento climatico, si capisce, è una conseguenza importante innescata da altre lotte, che vanno a toccare in punta di piedi ma senza peli sulla lingua tematiche molto delicate: disturbi alimentari, bullismo, diversità, la sindrome di Asperger. Si capisce come purtroppo la scuola non sia stato un ambiente sicuro e protetto per Greta, e quanto invece siano stati fondamentali i suoi genitori e il personale medico per la scoperta e l’accettazione di sé. 

Alternate a queste sue lettere troviamo brevi incursioni letterarie con protagonisti creature di ogni tipo: una tartarughina appena nata, una famiglia di topi con la coda a mosaico, un orsetto polare e la sua mamma, una famiglia di lecci. Attraverso di loro è lo specchio più terribile della crisi in atto, che la narrazione non rende più leggera da digerire, forse anzi produce un colpo ancor più duro. Gli animali si fanno portavoce di atteggiamenti umani, proprio come in una favola dal sapore amaro: pochi esemplari si rendono conto di quanto sta accadendo e cercano la forza di reagire, di fare qualcosa, ma sono circondati da una platea quasi indifferente, incapace di riconoscere il pericolo per quello che è. 

In un crescendo di emozione e di vicende diverse tra loro, ma collegate da un’invisibile ragnatela, Il Pianeta di Greta ripercorre quindi la storia dell’attivista svedese dal principio, ricostruendo il percorso emotivo e psicologico che l’ha portata a quel primo sciopero, che avrebbe poi originato, raccogliendo ovunque consensi e sostegno, i Fridays for Future. Alla fine del libro troviamo alcuni estratti dei discorsi di Greta che già sono noti, ma che possiamo rileggere con una nuova consapevolezza, e un’utile appendice che rimanda a informazioni scientifiche e fonti bibliografiche per ulteriori approfondimenti. 

Questa storia tocca il cuore e la coscienza dei lettori in un modo che a statistiche, saggi e articoli di giornale riesce purtroppo difficile, se non impossibile. Ci spinge a guardare in faccia il mostro da cui gli scienziati ci hanno messo in guardia. La nostra casa sta davvero andando in fiamme. Una volta capito, però, resta il quesito fondamentale. Come agire per fermare l’incendio?  La risposta è semplice ma affatto banale, ed è l’unica possibile: tutti insieme, ognuno facendo la sua parte, nutrendo la consapevolezza che il tempo è poco e soprattutto è ora. 

Angela Siracusa

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