
L’immaginario collettivo dell’estate è fatto di valigie pronte, uffici che chiudono e il meritato riposo dopo un anno di fatiche. Ma per una mamma, specialmente se alle prese con un bambino o una bambina nei primi mesi di vita, il concetto di “vacanza” assume spesso i contorni di un paradosso, se non di un vero e proprio miraggio.
Mentre le città si svuotano e i ritmi rallentano, per chi si prende cura di una persona appena nata il lavoro non solo non finisce, ma diventa più gravoso a causa di un isolamento sociale che nei mesi estivi raggiunge il suo apice.
Tra giugno e settembre, molti dei pilastri che reggono l’equilibrio psicofisico di una neomamma infatti tendono a vacillare: i consultori spesso riducono l’orario o sospendono i corsi di accompagnamento alla nascita e i gruppi di post-parto.
Associazioni e ludoteche che fungono da spazi di aggregazione chiudono, privando le madri di quel confronto tra pari fondamentale per non sentirsi “sole nel caos”.
Amici e parenti partono, lasciando la neomamma priva di quel supporto logistico (la spesa, una chiacchierata, una persona di fiducia che si prenda cura dei più piccoli per un breve tempo di respiro) che durante l’inverno è più facilmente reperibile.
Asilo nido e scuole di ogni ordine si prendono una pausa estiva, quindi anche fratelli e sorelle maggiori, se ci sono, aggiungono i loro diversi e legittimi bisogni alle già lunghe e cariche giornate.
La neomamma però non va in vacanza dal carico mentale, dall’allattamento o dalla gestione del sonno, delle coliche o dai ritmi dei bambini e anzi, d’estate deve gestire tutto questo con il caldo che spesso esaspera e costringe a stare tra quattro mura (e che molto spesso rende i neonati più richiestivi!).
Per evitare che l’estate diventi un periodo a rischio per la salute mentale materna, servirebbe un cambio di paradigma: mantenere attivi i “punti mamma” e i gruppi di sostegno anche ad agosto, garantendo continuità assistenziale. Incentivare servizi di assistenza domiciliare, che possano colmare il vuoto lasciato dalla chiusura delle strutture. Creare spazi urbani baby friendly con zone d’ombra, aree climatizzate e spazi di sosta sicuri nelle città, affinché uscire con un neonato non sia un’impresa titanica.
Molti passi avanti sono stati fatti e noi, in questo senso, viviamo in un’area geografica fortunata dell’Italia. Ma basta spostarsi di poco e le cose già sono diverse.
Il sostegno alla genitorialità non può essere una questione stagionale: la solitudine di una madre in una città deserta è un silenzio che dovrebbe far rumore e spingerci a ripensare il welfare in modo che sia, davvero, per tutti e per tutto l’anno.
Il Melograno di Treviso non va in vacanza: il cerchio Coccolare chi coccola sarà attivo nei giovedì di agosto su prenotazione e resteremo raggiungibili via mail e cellulare.
Cell.: 329 3576008

























