Prevenire, l’essere consapevoli è l’arma migliore

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Un’esperienza raccontata dal Telefono Rosa di Treviso

Raccontiamo la storia di una ragazza, purtroppo frequente tra i giovani, e ricordiamo loro che un video, anche condiviso, che entra in internet giunge facilmente nei siti pornografici, dai quali poi è difficile cancellarlo. Oltre al Centro Antiviolenza è importante rivolgersi alla Polizia Postale. E, soprattutto, PREVENIRE. La leggerezza con cui si fanno girare filmati in WhatsApp possono avere conseguenze gravi.

ERO NUDA IN TIVÙ

Anita era una ragazza come tante, carina, ma non appariscente. Semplice, pure timida. Ad incontrarla per strada, stretta nel giaccone con i maglioni a collo alto, gonna lunga e scarpe basse, sarebbe tranquillamente passata via inosservata. In realtà la guardavano tutti, non per strada ma sul cellulare o sullo schermo dei computer, nascosti nelle camere o nei bagni godendo della sua intimità più spinta. La guardavano nuda, venduta in rete come fosse una pornostar qualunque, mentre lei camminava ignara cercando di schivare la gente.

Anita lavorava in un paesino tra le colline. La sua era una famiglia normale, mamma e papà lavoratori, una camera nella casa di sempre che aveva lasciato solo dopo mesi di fidanzamento con Carlo, un coetaneo. Le aveva chiesto di andare a vivere con lui e Anita aveva accettato.

Complice un bicchiere di vino in più, Carlo una sera le aveva chiesto di filmare un loro rapporto. Lei era indecisa, ma la curiosità e il gioco la spinsero a dire di sì. Successe quella notte, ricapitò dopo qualche giorno. E poi divenne il loro piccolo gioco di coppia… Anita non voleva, ma c’era sempre qualcosa nel modo di fare di Carlo che riusciva a mettere in crisi le sue sicurezze,

Cedeva e non parlava, non poteva raccontare quel segreto a nessuno perché sarebbe diventato una vergogna. Ed in fin dei conti era solo una cosa tra lei e Carlo. Successe altre sere poi un giorno, una mattina come tante altre, mentre Anita andava a lavoro con la sua giacca primaverile e i capelli raccolti, la fermò un ragazzo: “…ma sei proprio tu?” “Tu chi scusa?” “Quella dei video… dei video la mia ragazza fa così… Dai! Dimmi che sei tu…  sei uguale!”  Anita impallidì, era poco più di un ragazzino adesso che lo vedeva bene. Un ragazzetto mai visto.  Tirò dritto infilando un passo dopo l’altro verso l’ufficio tenendo gli occhi fissi sulla punta delle scarpe. Vedeva il telefonino di Carlo che la filmava, vedeva il letto, lei nuda, le lenzuola, il suo corpo. Poi trovò i video: uno, due tre, postati in rete sempre con lo stesso maledetto titolo, come fossero una   serie tivù. Ad ogni immagine la sua vergogna cresceva, la sua angoscia pure, cercava   bottoni per cancellarli ma non ce n’erano, solo commenti schifosi di centinaia di sconosciuti. E vide i suoi colleghi di ufficio, i suoi ex compagni di classe, il suo vicino di casa, l’uomo del supermercato e il benzinaio. I ragazzini amici di suo fratello, li vide tutti davanti allo schermo. Corse a casa, si chiuse dentro, urlò, pianse.  Lo fece per tanto di quel tempo che quando avvertì le chiavi di Carlo infilarsi nella toppa le scoppiavano la testa e gli occhi. “Che è successo?” le disse appena entrato. E lei gli vomitò addosso tutta la sua vergogna e la rabbia che aveva ancora nel petto. Si sentì liberata solo quando gli disse che non voleva più vederlo. Lui la spinse contro il muro, “Non ti permettere”, poi Anita gli vide fare quello che Carlo non aveva mai fatto: piangere. “Io che faccio, io non voglio stare senza di te, non posso”. Le ripeteva ossessionato. Pianse e cercò di avvicinarsi a lei, era il modo con cui lei riconosceva che lui le chiedeva “scusa” …a suo modo.

“Carlo sapeva cosa dirmi e come dirmelo” sono parole di Anita. Le ha dette raccontando la sua storia alle psicologhe del centro Antiviolenza. L’avevano spinta a parlare con loro i suoi genitori. Anita ci mise qualche giorno ad accettare la proposta, poi suonò il campanello del centro e lì, lentamente, iniziò a raccontare.

Monica Inio
Coordinatrice Centro Antiviolenza Telefono Rosa di Treviso
Psicologa-Psicoterapeuta

Centro Antiviolenza Telefono Rosa di Treviso – O.D.V.
Via Roma n.20 – Treviso
Email: telefonorosatreviso@libero.it
Telefono Rosa di Treviso: 0422.583022
Numero antiviolenza donne (attivo h24): 1522

www.telefonorosatreviso.org
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