“La Diciottesima” in DAD

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Esperienza di resilienza culturale al Duca

Sfidando la forza di quella rassegnazione che ti induce a rinunciare prima ancora di iniziare, anche quest’anno non ho risparmiato ai miei studenti proprio nulla: progetti, realizzazione di video, lavori di gruppo, letture, incontri. Certo il tutto via Meet – si intende! – ma hanno incontrato anche “La Diciottesima”, o meglio i suoi Autori, Nicoletta Riato e Andrea Delìa.

Per Natale gli studenti delle mie due classi quarte si sono autoregalati questo libro, la cui mole non li ha atterriti (solo cento pagine!), anzi al mio monito “Non iniziate prima del mio via!” qualcuno era già partito.

La cornice storica era già stata delineata in videolezione, ma ora lo spirito del Diciottesimo secolo si è identificato in un volto, quello della protagonista del romanzo, Emma, una suora che non si arrende alla vita claustrale a cui è stata destinata, ma – sfidando le cristallizzate convenzioni sociali – legge, pensa, esprime le proprie idee con la voce cristallina dell’autenticità.

Le curiosità, le domande, le considerazioni dei ragazzi hanno poi trovato il giusto spazio d’ascolto quando a Febbraio gli Autori de “La Diciottesima” si sono resi disponibili per un confronto che di virtuale ha avuto solo il mezzo. La collaborazione fra colleghi ha reso possibile orchestrare l’evento, in cui – oltre a “La Diciottesima” – i veri protagonisti sono stati gli studenti, che con le loro riflessioni e le loro intuizioni hanno interpretato la storia di Emma, accompagnando addirittura la sua fuga con le note di Bach, uscite dal violino di una studentessa. Formativo, inoltre, è stato per i ragazzi misurarsi con il lavoro della scrittura, preceduta dal rigore della ricerca storica, grazie alla quale gli Autori hanno ricostruito il sottotesto del romanzo: è così infatti che la Storia del Settecento, attraversata da eventi epocali, si anima grazie ad una storia d’invenzione.

Ma la storia non finisce qui, infatti, come spesso accade, si è innescato un circolo virtuoso: una collega mi ha proposto di presentare il libro ad un’altra classe quarta. Tre studenti che avevano già letto il libro hanno risposto all’appello, potendo in questo modo esercitare le loro abilità di public speaking, in realtà però hanno fatto molto di più. Oltre ad individuare nel romanzo tre temi fondamentali “istruzione, relazione, cambiamento” – che sembrano essere un’utile ricetta proprio oggi! -, ognuno di loro si è messo in gioco, chi affinando le proprie abilità comunicative, chi puntando sulle proprie competenze empatiche, chi sfidando le barriere più difficili da superare, quelle con sé stessi.

Segno che la cultura tutto può.

S.M.

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