Il progetto “GAP” al Giorgi Fermi

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Un confronto sul gioco d’azzardo patologico

Gli Studenti avvertono: Mind the GAP!

Mind the Gap! è una frase presa in prestito dalla lingua inglese che l’ha resa popolare a partire dal 1969 quando, per la prima volta, fu introdotta nelle metropolitane londinesi, per avvertire i passeggeri dello spazio esistente fra la banchina e le porte del treno.

Ed è proprio da questa frase, con un gioco di parole, che conviene partire per descrivere la pericolosità di quel GAP quando se ne perde il controllo. GAP è l’acronimo di Gioco d’azzardo patologico che, nelle sue diverse forme, è in insidiosa espansione. Per dare una risposta al fenomeno, la Regione Veneto ha istituito delle azioni di prevenzione e sensibilizzazione rivolte, in particolar modo, alla popolazione scolastica. Il progetto GAP per le scuole nasce così dalla partecipazione sinergica del Dipartimento delle Dipendenze AULSS2 Marca Trevigiana e di CEIS Società Cooperativa Sociale e Olivotti S.C.S.

Le realtà territoriali che si occupano di dipendenze patologiche, oltre a fornire un supporto alle persone che manifestano problematiche legate alle dipendenze, hanno anche lo scopo di raccogliere i bisogni del territorio e confrontarsi tra loro per offrire un servizio professionale ed efficace ai problemi emergenti. L’istituto Giorgi Fermi ha da subito sposato gli intenti del Progetto GAP ossia quelli di sensibilizzare, informare, rendere consapevoli, favorire il pensiero critico e valutativo, aumentare la capacità di riconoscimento dei segnali precoci di rischio ed eventualmente anche fornire informazioni sui servizi che aiutano le persone in difficoltà.

Il Progetto GAP è entrato nelle classi 3CM e 4CM e gli studenti per ben tre appuntamenti hanno potuto meglio comprendere innanzitutto cosa debba intendersi per “gioco d’azzardo” che accoglie nella sua espressione una tra le più belle parole del nostro vocabolario: gioco, ossia l’arte di socializzare. Ma l’azzardo, soprattutto quando non è più controllato, determina la necessità di comprensione di un rischio sempre più ingannevole e la conseguente protezione da esso.

“I ragazzi sono stati particolarmente attenti e interessati alle tematiche trattate” affermano con sentire comune le due esperte intervenute, “Abbiamo avuto la possibilità di incontrare due gruppi classe preparati e molto disponibili al confronto, che si sono spesi con impegno e grande partecipazione nelle attività proposte. Le riflessioni emerse e il loro sguardo critico e provocatorio è stato uno stimolo fondamentale che ci ha permesso in diverse occasioni di approfondire quanto ci veniva chiesto con curiosità e precisione.” Gli studenti hanno ripensato insieme ai loro giochi dell’infanzia e compreso quanto importante sia mantenere gli stessi occhi di stupore e ingenua curiosità di fronte al naturale bisogno dello stare insieme in condivisione. “L’elevata capacità di ascolto e il livello di problematizzazione delle tematiche affrontante durante le sei ore di formazione ci lasciano immaginare che i ragazzi possano essere in grado di condividere quanto emerso in classe anche con altri coetanei e, in questo senso, promuovere un’educazione tra pari che sappiamo essere di fondamentale importanza in questa fase della vita.”

Un vero percorso di crescita, dunque, verso una migliore conoscenza di sé ed una maggiore autenticità della relazione con sé stesso e con gli altri, diventando i reali padroni della propria vita e delle proprie scelte e decisioni. Un percorso condiviso anche con coloro che al momento costituiscono un punto di riferimento, gli insegnanti che, a dire sempre delle due esperte, sono stati molto sensibili e attenti ai bisogni dei loro studenti, facendo respirare in classe un clima di apertura e di dialogo autentico. “A voi insegnanti crediamo sia importante dare il nostro sostegno come adulti di riferimento, come educatori che ogni giorno sono esempio con le loro parole, ma soprattutto con il loro comportamento. Vi auguriamo di non perdere mai la passione per l’insegnamento e di credere nei vostri ragazzi, sempre! Di dare loro la possibilità di comprendere che la scuola è il luogo della cultura, ma anche della cura e della promozione del benessere e del rispetto reciproco.”

Un messaggio arriva anche per i genitori, la famiglia, ossia coloro che saranno sempre e comunque il primo rifugio in ogni circostanza. “A voi genitori diciamo di non aver timore di mettervi in ascolto dei bisogni dei vostri figli e di stimolare la condivisione di un dialogo autentico senza la paura di affrontare i “tabù”, di non sentirvi inadeguati se sentite il bisogno di chiedere aiuto ad un professionista per avere relazioni buone con i vostri figli e di ricordare loro che le regole sono importanti, che spesso sono i “no” che ci insegnano l’importanza del limite e la consapevolezza del rischio.”

Bene ragazzi, avete fatto proprio un bel lavoro e noi tutti siamo molto orgogliosi di voi. Vi chiediamo di fare lo sforzo di immaginare che la fatica che attraversate in alcune situazioni sia il valore aggiunto dell’esperienza che state facendo, che il panorama che vedete dall’alto di una vetta ha un sapore diverso se siete saliti in seggiovia o se l’avete raggiunta a piedi! Che le scorciatoie non sono sempre la strategia migliore e che “sostanze e gioco d’azzardo silenziano emozioni che hanno il diritto di trovare voce e ascolto!” Non ultimo, ricordate che alla vostra età, siete già i grandi che i più piccoli guardano con stima e ammirazione. Con i vostri comportamenti, più che con le parole, siete il loro esempio.

Siate il loro buon esempio!

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