Le buone notizie da Amnesty International

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Questo appuntamento lo vogliamo iniziare con l’aggiornamento sul caso di Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Università di Bologna arrestato nel febbraio 2020 e tuttora sotto processo.

Non sono buone notizie perché è stato reso noto l’ennesimo rinvio al 28 febbraio 2023. Questo il commento di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

“È un rinvio abnorme al 28 febbraio quello del processo a Patrick. La nona udienza del processo si terrà quando saranno stati superati abbondantemente i 3 anni di questa persecuzione giudiziaria. Ricordiamo che Patrick è sotto processo per aver difeso la sua comunità, la minoranza cristiano-copta parlando della discriminazione che subisce. Ci sono questioni riguardanti i diritti umani tra Italia ed Egitto che non si riescono a superare”

Ora continuiamo come d’abitudine con alcune buone notizie relative a questi ultimi mesi.

Il 27 novembre la corte d’appello di Kosti, nello stato sudanese del Nilo bianco, ha annullato la condanna a morte di Maryam Tirab, una giovane donna che in primo grado era stata giudicata colpevole di adulterio, “reato” per il quale l’articolo 146 del codice penale prevede la lapidazione.

In secondo grado è stato riconosciuto quanto già era stato denunciato dalle organizzazioni sudanesi e internazionali per i diritti umani: la condanna a morte era stata emessa in totale violazione del diritto alla difesa, ossia in assenza di un avvocato difensore.

Non è detto, tuttavia, che l’incubo per Maryam Tirab sia cessato: la corte d’appello ha rinviato il caso a un tribunale di primo grado. Sarà dunque possibile un nuovo processo.

Il 22 novembre scorso, al termine di una vicenda giudiziaria durata tre anni, in parte trascorsi agli arresti domiciliari, la corte d’appello di Komsomolsk-on-Amur ha confermato l’assoluzione dell’artista russa Yulia Tsvetkova dall’accusa di “diffusione di materiale pornografico” per aver creato illustrazioni positive del corpo femminile, tra cui una vagina a forma di fiore.

Per approfondire i casi trattati in questo articolo e tenervi aggiornati su tutte le altre tematiche riguardanti i diritti umani vi invitiamo come sempre a visitare il sito www.amnesty.it e le pagine Facebook e Instagram di Amnesty International Italia e del gruppo di Treviso agli indirizzi indicati qui sotto.

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