Nella pancia abita qualcuno

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Il bambino, immerso nelle acque primordiali, vive di sua madre. Si nutre di lei. Si nutre del suo amore. E di bellezza. La bellezza del cielo intensamente azzurro di una mattina d’autunno, […] la bellezza del mare che luccica mentre canta la sua canzone al sole che tramonta. […] il bambino ha bisogno di parole che, intrecciate insieme, gli raccontino una storia. E allora gioca e fa le capriole nella sua piccola casa, al riparo dalla tempesta e dai tuoni. Dove tutto è morbidezza. La mucosa dell’utero lo avvolge come un drappo di velluto e seta. Niente angoli, niente spigoli, solo soffici linee curve. Tonfo il ventre che cresce insieme a lui come la luna che si fa piena di notte in notte. (Tratto da Nato prima del tempo di E. Balsamo)

Durante la gravidanza la voce materna è uno degli stimoli più potenti e continui che il bambino inpancia può ricevere. Non è solo un suono: è un’esperienza corporea, affettiva e relazionale che costruisce un primo terreno di sicurezza e riconoscimento.

La voce durante la gravidanza è il primo oggetto di relazione

Il bambino in pancia percepisce la voce non solo attraverso l’orecchio, ma tramite le vibrazioni che attraversano il corpo della madre: torace, colonna, bacino, liquido amniotico. Questo fa sì che la voce venga registrata come presenza viva, non come stimolo astratto. La voce materna diventa quindi importantissima perché: prevedibile, riconoscibile e regolatrice. Già in gravidanza, quindi, si struttura una memoria sonora-affettiva.

La voce educa e organizza il sistema nervoso prima ancora della nascita

Le ricerche mostrano che il bambino in pancia risponde a diverse altezze del suono (acuto o grave), a diversi ritmi, intensità e alla prosodia (come la cantilena del nostro dialetto). Una voce calma, grave, con ritmo lento: favorisce la regolazione del battito cardiaco, sostiene uno stato di quiete attiva e prepara alla futura capacità di autoregolazione.

La voce è continuità tra prima e dopo, un filo rosso che lega e dà sicurezza

Alla nascita, il bambino riconosce la voce già ascoltata in utero. Questo la rende un potente ancoraggio nei momenti di stress e uno strumento di transizione che dà sicurezza.

Gli effetti positivi dell’utilizzo della voce possono essere percepiti anche dalla madre, infatti viene favorita una respirazione più ampia e funzionale, si abbassano i livelli di cortisolo legati a stress e tensione, aumenta la consapevolezza corporea e viene sostenuto il legame emotivo con il bambino in pancia.

Ecco alcune IDEE PRATICHE per goderti a pieno la gravidanza con la tua bambina, il tuo bambino oppure i tuoi gemelli

1. Parla alla tua pancia

Non servono discorsi speciali, puoi raccontare la tua giornata, cosa stai facendo, cosa hai acquistato nel negozio in cui sei stata, descrivi come ti senti, una sensazione corporea, sei felice perché, il tuo papà oggi ha fatto/ detto questo, ecc.

Nota bene: Non serve infantilizzare la tua voce, esprimiti normalmente con ritmo lento e frasi brevi

“Ora siamo seduti… respiro… mi prendo un momento per noi”.

2. Canta libera sulle vocali

Scegli una vocale (A – O – U sono particolarmente avvolgenti), inspira lentamente dal naso ed espira vocalizzando dolcemente. Se vuoi puoi tenere le labbra semichiuse oppure puoi pronunciare in modo più scandito e preciso. Lascia poi che il suono scenda verso il basso e vada a vibrare nel petto e poi giù nel bacino. Anche pochi minuti sono sufficienti.

3. Una canzone che ritorna

Scegli una sola canzone (o ninna nanna) e ripetila nel tempo utilizzando la stessa melodia e la stessa tonalità (più o meno). Rilassati, nessuno ti giudicherà né ti darà un voto. Non è quindi importante cantare “bene”. È importante la coerenza sonora.

Quella canzone potrà diventare LA VOSTRA CANZONE, rassicurante durante la gravidanza, contenitiva alla nascita, regolativa nei primi mesi di vita.

4. Voce + contatto

Appoggia le mani sulla pancia mentre parli o canti. Il bambino in pancia riceve: vibrazione sonora, calore, pressione contenitiva.

È un’esperienza multisensoriale molto potente. Da provare anche col papà

5. Silenzio sonoro

Anche il non fare è una proposta. Dopo aver usato la voce: fermati, ascolta, senti se il bambino risponde con movimenti o quiete. La relazione nasce anche dall’alternanza suono–silenzio.
Non si tratta di “stimolare di più”, ma di stimolare meglio. Poche esperienze, ripetute, autentiche, vostre. La voce non è una performance: è un gesto di presenza.

Francesca Poloni
Musicoterapeuta ed educatrice professionale sanitaria

Quel posto che cerchi c’è – Coop. Sociale ONLUS
IG FB poloni_francesca
www.quelpostochecerchice.it

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