Il “dominio” delle parole giocando a “domino”

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Colorful alphabet letters on a table

Didattica attiva

Domus: casa, secondo l’etimologia latina. Sentirsi a casa è sinonimo di familiarità, confidenza, fiducia; pertanto le attività didattiche proposte dai docenti ai bambini del primo ciclo dovrebbero essere strutturate in modo da suscitare emozioni positive e rassicuranti, stimoli nuovi ma non del tutto slegati dall’ambiente domestico, a partire dalla visione del mondo del bambino. Dovrebbero collocarsi nella zona di sviluppo prossimale, come la definì Vygotskij*, collocata tra la “comfort zone” (il punto di partenza rassicurante) ma con uno scalino in più da raggiungere, calibrato sulle capacità del bambino… non si può chiedere ciò che egli non è pronto a dare, al di fuori di un contesto significativo per lui. Si provocherebbe soltanto una gratuita frustrazione. Nel caso opposto, ovvero la proposta di attività troppo semplici, senza il sapore della sfida, provocherebbe noia, calo dell’interesse.

La finalità più importante è proprio stimolare la motivazione all’apprendimento cercando di contribuire a migliorare l’autostima dell’alunno, a partire da un suo interesse. A tale proposito la teoria dell’attribuzione causale in ambito psicologico, ha dimostrato che se la persona attribuisce i propri successi a cause interne aumenterà l’autostima. Importante allora far percepire all’allievo che grazie al suo impegno e capacità (caratteristiche interne) può riuscire a raggiungere l’obiettivo prefissato, nella consapevolezza che si può tentare più volte, se non accade subito, senza per questo scoraggiarsi o ritenersi incapaci di raggiungere il successo. “Non sono ANCORA capace… in questo momento” diventa una comunicazione rassicurante, che offre l’opportunità di riuscirci nel tempo, mentre “Non sei capace” assume una valenza negativa con ricadute sulla motivazione, che conduce al pensiero: “Allora mi arrendo, è impossibile per me, gli altri ci riescono”. Una delle cause principali della dispersione scolastica nella scolarizzazione superiore, che purtroppo ha le sue origini fin dalla scuola primaria.

Tanto premesso, per migliorare le prestazioni linguistiche e il vocabolario di questa generazione di nativi digitali, proponiamo il gioco del domino delle parole.

Per le classi iniziali sarà di carattere attivo e iconico, si utilizzano cartellini con le immagini dei concetti/oggetti che si nominano ad alta voce a turno, anche colorate o disegnate dagli stessi bambini. Infatti Bruner** ci ricorda che l’apprendimento più efficace attraversa tre canali: attivo (l’azione), iconico (le immagini) e simbolico (parole, numeri). I bambini di classe prima, pur non sapendo ancora scrivere, possono contare sulle loro potenti capacità di memoria, saranno quindi in grado durante l’attività ludica di immagazzinare molti termini nuovi, senza particolare sforzo o noia, sentendosi a loro agio in un clima rassicurante. Le parole nuove imparate verranno poi utilizzate per inventare altri racconti visivi che possono essere raccolti in un album di classe. Successivamente col passare dei mesi, con l’acquisizione della lettura, si potranno applicare sull’album etichette linguistiche (stacca /attacca) a turno. I bambini potranno gradualmente prendere confidenza, tenere “sotto controllo” il mondo delle parole sia orale, sia scritto e sentirsi abili nella lettura. Per rendere più stimolante l’associazione delle parole con le immagini corrispondenti si può chiedere di utilizzare un paraverbale diverso: sottovoce, urlando, in modalità triste, gioiosa, imitando il timbro di voce dell’orso, della formica ecc… anche perché più si ripete un concetto a voce alta, più si memorizza.

ISTRUZIONI DEL GIOCO: inventiamo una storia pescando a turno dalla scatola delle parole uno alla volta un cartellino con un’immagine e lo appoggiamo sul banco vicino al precedente in modo da legare i fatti in una trama originale di senso compiuto (anche nel caso di un racconto fantastico). Poi le immagini verranno raccolte ed incollate su un libro/album di classe con la possibilità di associare in un secondo momento le parole scritte imparate, incollandole con la colla removibile in modo che l’attività sull’album di classe sia ripetibile più volte da tutti.

Tutti possono leggere con competenza questa tipologia di racconti in primo luogo perché sono stati elaborati dai bimbi stessi, incentrati sui loro interessi, in secondo luogo rispettano il criterio della gradualità. Non c’è il pericolo di fare brutta figura con i compagni, l’autostima ne esce rafforzata. In un secondo momento si potrà rendere più complessa la richiesta dovendo riconoscere soltanto il codice scritto senza immagini associate.

Per le classi terze e quarte della scuola primaria invece è possibile realizzare due attività.

ISTRUZIONI: (a coppie oppure coinvolgendo tutta la classe, oppure a squadre)

1) Si inizia con una parola qualsiasi e si deve trovarne un’altra che cominci con la sillaba finale della precedente oppure la vocale finale. Perde la sfida chi non trova le parole adatte e prosegue il compagno successivo. Più i bambini avranno un lessico ampio, più avranno soddisfazione. Si possono usare anche nomi propri di città, fiumi, laghi…

ESEMPIO: socieTA’ – TAglieRE – REggimenTO – TOriNO – NOviTA’…….

2) Si può applicare anche ad una pagina di storia o geografia per rendere vivace la lezione, utilizzando solo parole di quel contesto disciplinare. La produzione di tessere del domino delle parole sarà infinita, infatti se ciascuno scrive le proprie, possono essere utilizzate anche da altri alunni. In questo caso il racconto da esporre agli altri attraverso parole-chiave (collegate anche in mappe concettuali) sarà realistico in quanto storico, scientifico oppure geografico, con risvolti positivi sul public speaking, competenza tra le più difficili da allenare. Saper parlare in pubblico è molto importante, se oggi è davanti ai docenti e ai compagni, domani “da grandi” sarà davanti alla commissione dell’esame di Stato.

Ma possiamo arrivare già competenti attraverso una didattica interattiva e stimolante a partire dalla scuola primaria!

Prof.ssa Isabella Silvestri
Docente di tecniche di comunicazione e relazione

*Teoria del costruttivismo sociale: afferma che la costruzione della conoscenza avviene all’interno del contesto socioculturale in cui agisce l’individuo. Secondo questa prospettiva, pertanto, interazioni e linguaggi svolgono una funzione fondamentale in un processo di apprendimento. Il bambino non è un organismo che opera nel vuoto e la mente è per sua natura sociale.

**Per il cognitivista Bruner,  l’apprendimento è un processo di costruzione sociale di conoscenze e competenze, ovvero “un ingresso nella cultura tramite il sostegno dei membri più competenti” (Bruner, 1986), assieme agli altri si apprendono anche le procedure culturali di ragionamento.

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