Olimpiadi Milano Cortina 2026

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La parità di genere è ancora una partita aperta

I dati evidenziano una maggiore visibilità femminile nei grandi eventi, ma un calo nel racconto quotidiano e ancora criticità nel linguaggio.

Una ricerca sulla copertura televisiva delle Olimpiadi e Paralimpiadi tra il 2024 e il 2026 mostra come i media italiani raccontano lo sport e quanto spazio viene dato ad atlete e atleti. I dati offrono un quadro chiaro: nei grandi eventi l’equilibrio cresce, ma nella quotidianità le differenze restano.

Durante le Olimpiadi di Parigi 2024, la presenza femminile nei telegiornali è stata significativa e relativamente bilanciata rispetto a quella maschile. I Giochi ampliano l’attenzione mediatica: aumentano le discipline raccontate e trovano spazio anche protagoniste che normalmente restano ai margini dell’informazione sportiva.

Questo equilibrio, però, tende a ridursi nel periodo successivo. Nel cosiddetto “tempo ordinario”, la copertura torna a concentrarsi su poche discipline e su figure già molto visibili, con una conseguente diminuzione dello spazio dedicato allo sport femminile.

I Giochi invernali di Milano Cortina 2026 segnano invece un passo avanti. Nei telegiornali, le atlete risultano più presenti degli atleti (58% contro 42%) e la copertura delle competizioni appare complessivamente equilibrata: il 53% delle notizie riguarda sia sport maschili sia femminili, mentre il restante si divide quasi in modo uguale. Anche le interviste mostrano un sostanziale bilanciamento (49% donne e 51% uomini). A questo si aggiunge un dato significativo: le atlete hanno avuto un ruolo centrale anche nei risultati sportivi, contribuendo in modo decisivo al successo complessivo della partecipazione italiana.

Sul piano del linguaggio, l’84% delle notizie utilizza forme corrette dal punto di vista del genere, segno di una maggiore attenzione rispetto al passato. Tuttavia, permangono alcune criticità: in diversi casi il racconto insiste su aspetti biografici o familiari – come la maternità – oppure utilizza metafore e riferimenti simbolici che finiscono per spostare l’attenzione dalle competenze e dalle prestazioni sportive. Accanto a queste tendenze, emergono anche segnali positivi: alcune narrazioni superano stereotipi tradizionali e mostrano, ad esempio, le emozioni degli atleti uomini, contribuendo a un racconto più equilibrato.

Più critica la situazione delle Paralimpiadi: lo spazio nei telegiornali è ridotto e la presenza femminile ancora più limitata. Le atlete, pur rappresentando circa il 26% dei partecipanti, compaiono solo nel 14% delle notizie, anche a causa della concentrazione della copertura su poche discipline.

Nel complesso, la ricerca evidenzia una dinamica ricorrente: la visibilità delle donne cresce durante i grandi eventi, ma fatica a consolidarsi nel tempo. Il risultato è una narrazione ancora discontinua, che alterna aperture significative a ritorni a modelli più tradizionali.

Lo studio è stato promosso dal Comitato Olimpico Internazionale insieme a Fondazione Bracco e Fondazione Milano Cortina 2026, con l’obiettivo di monitorare nel tempo il ruolo dei media e contribuire a una rappresentazione dello sport più equa e inclusiva.

Carlo Maria Righetto
Giornalista e vicepresidente Commissione Comunale per le Pari Opportunità di Treviso

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