Dall’esperienza alle parole

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La scuola come luogo di apprendimento dialogico

Classe 4B sala, il metodo induttivo negli Istituti Professionali

Ciò che più mi ha colpito è l’insieme delle terre prese in tutte le parti del mondo racchiuse in una sfera di vetro.

Mi ha colpito il video dei ragazzi della comunità S. Francesco e della cooperativa Arcobaleno, che spiegavano quanto gli avesse cambiato la vita questa associazione e dei posti dove sono riusciti ad andare grazie ad Aldo.

Mi ha sorpreso il fatto che c’erano reperti di storia interessanti da poter osservare da vicino.

Mi ha colpito come Aldo sia riuscito a creare un vero museo da solo e a portare tutti i sassi e reperti in un solo posto.

Sono stata colpita dal modo di comunicare di Aldo, come se fosse un papà che a volte ti richiama, ti sgrida se distogli l’attenzione dalle sue riflessioni ma a scopo educativo, con autorevolezza e coerenza, nello stesso tempo era simpatico quando ci chiedeva una risposta affermativa “Si o si ?!“.

Mi stupisce come la bellezza di ogni Paese sia riuscita a unirsi e raccontare una storia. 

Percorrere la sala del museo dove ci siamo imbattuti nelle ceneri dei corpi bruciati durante la seconda guerra mondiale. Mi sono chiesta come fossero riusciti a recuperarle e ho provato angoscia nell’immaginare che in mezzo a quelle ceneri non vi erano altro che esseri umani, vite, ricordi persi nel vento.

Mi ha colpito soprattutto l’idea di Aldo di creare questo museo e chiamarlo “museo dei sogni”, e portare da ogni paese un pezzo di storia. Mi è piaciuto che Aldo ci abbia coinvolto molto dandoci anche dei fogli e penne per scrivere ciò che ci trasmetteva l’esperienza.

Un’immagine del vissuto elaborata in aula che resta nella memoria
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