Ricordare Giulia, costruire il futuro

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La mattina del 22 gennaio scorso, nell’auditorium della Provincia di Treviso, ha avuto luogo l’evento “Ricordare Giulia, costruire il futuro”, organizzato dalla Fondazione Zanetti ETS. L’iniziativa era aperta a tutte le scuole superiori di Treviso, infatti erano presenti alla conferenza molte classi di diversi istituti della provincia.

La “Giulia” citata nel titolo dell’evento è Giulia Cecchettin, figlia di Gino (anch’egli presente il 22 gennaio a Treviso), ragazza veneziana brutalmente uccisa dal suo fidanzato nel novembre del 2023. Oltre al padre di Giulia, a presiedere la conferenza c’erano l’avvocato Mauro Pizzigati, presidente della Fondazione Zanetti, la giornalista Valentina Calzavara, e Alessandra Simonelli, psicologa, docente all’Università di Padova e referente del progetto “UniRe”, che ha come scopo quello di eliminare dall’università le violenze, in particolare quelle di genere, e le discriminazioni.

L’obiettivo dell’incontro era quello di sensibilizzare i presenti sulla tematica della violenza di genere. Gli oratori volevano far riflettere sulle conseguenze pericolose che una relazione tossica può portare a due persone e a quelli che stanno loro attorno, grazie soprattutto alla testimonianza di chi queste cose le ha viste succedere alla propria figlia. L’incontro è iniziato, infatti, dando la parola proprio al signor Cecchettin, che ha esordito accennando al libro che ha scritto dopo la morte di sua figlia, con lo scopo di condividere riflessioni su violenze di genere e femminismo, oltre che di raccontare del rapporto che aveva con Giulia e di quello che lei stessa aveva con gli altri. Egli l’ha definita una ragazza generosa, che metteva sempre gli altri al primo posto e che aveva il desiderio di vita negli occhi. «Si può danzare anche sotto la pioggia», ha detto Gino Cecchettin, riferendosi al fatto che anche dopo la tragica morte di sua figlia ha avuto la forza e il desiderio di continuare a vivere, e di scrivere un libro che aiutasse le nuove generazioni.

La parola è poi passata alla psicologa, che si è concentrata sull’importanza di riconoscere il proprio valore personale, una competenza che si sviluppa solitamente durante l’adolescenza e che deve operare come un campanello d’allarme per farci capire se una determinata persona ci rispetta veramente. In rapporto a questo bisogna anche essere consapevoli che esiste un senso sbagliato di “meritorietà”, secondo il quale pensiamo di meritare un’ingiustizia inflittaci da un’altra persona solo perché quest’ultima ci ha fatto credere che sia giusto così. Un esempio, purtroppo, perfetto è il rapporto tra Giulia e il suo ex fidanzato Filippo, poiché la ragazza si dava ingiustamente la colpa del dolore che questi provava per la fine della loro relazione. Inoltre, è stata citata anche la teoria della “mezza mela”, secondo la quale nel mondo esiste una persona che può renderci veramente felici e completarci perfettamente, come due metà di una mela si completano tra di loro; la dottoressa, al riguardo, ha affermato che noi siamo già individui completi e non dobbiamo sentirci la metà di nessuno, tanto che siamo in grado di vivere da soli anche senza una relazione. Si è parlato poi di quanto una relazione possa diventare morbosa e ossessiva, nei momenti in cui in una coppia manca complicità e fiducia: al riguardo la dottoressa ha affermato che «È nella verità che si verifica l’amore dell’altro».

Infine, è stato chiesto agli studenti se qualche volontario volesse raccontare le proprie esperienze vissute o che stava vivendo. Ci sono stati diversi interventi, per lo più fatti da ragazze, in cui chi parlava ha spiegato che la relazione che stava vivendo con il proprio partner era diventata tossica e malsana. Molte di loro si sono emozionate. È chiaro come ci sia voluto un grande coraggio per parlare davanti a trecento persone dei propri problemi nella vita privata, anche se – probabilmente – quando si incontra questo tipo di problemi la prima cosa da fare è parlarne con qualche esperto privatamente e non in uno sfogo in pubblico. D’altra parte, c’è da dire che in quel momento nella sala c’era un silenzio di tomba poiché la maggior parte dei presenti provava empatia e profonda solidarietà per queste ragazze. C’è stata una ragazza, in particolare, che ha destato molta compassione nel pubblico: ha raccontato quanto il suo ex ragazzo, in passato, sia stato possessivo e geloso, e come sia arrivato anche a metterle le mani addosso. L’ascolto della voce di questa ragazza, spezzata dalla tristezza, aumentava in molti dei presenti, compreso in chi scrive, un senso di angoscia.

In conclusione, si può dire che, in questa mattinata, sia stata offerta l’occasione di una vera esperienza formativa, alla luce della quale riflettere ogni volta che si instaura un rapporto, non per forza sentimentale ma anche d’amicizia, con una persona. Forse sarebbe stato interessante dare spazio ad ulteriori interventi di Gino Cecchettin, anche a discapito degli altri oratori, ma si può anche comprendere quanto possa essere per lui doloroso parlare a lungo dei suoi sentimenti; forse, ogni volta che guarda una giovane ragazza gli tornano in mente i bei ricordi che ha passato con sua figlia, e questo fa riaffiorare in lui il dolore, tanto che ha detto, rivolgendosi al pubblico di giovani ascoltatori e interlocutori, «Nei vostri occhi vedo il desiderio di vita di Giulia».

Vincenzo Celestino – Istituto Tecnologico Aeronautico “A. Fleming”

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