La patente della mente

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Difficoltà di apprendimento o un disallineamento tra nuove menti e richieste attuali?

Quante volte incontriamo studenti che studiano a lungo ma faticano a trattenere le informazioni?
Ragazzi che seguono le spiegazioni con attenzione, ma si bloccano durante una verifica? O giovani a cui viene ripetuto “devi impegnarti di più”, quando l’impegno è già massimo?

Quando queste situazioni si ripetono, spesso entrano in scena etichette, sigle, diagnosi: strumenti nati per aiutare, ma che non di rado finiscono per trasformarsi in stigma.

Un marchio che rischia di definire la persona più della sua esperienza, facendo sentire il ragazzo “sbagliato”, “limitato”, “meno capace”.

E se il punto di partenza non fosse che problema ha, ma come funziona la sua mente?

Dallo sguardo sul problema allo sguardo sul funzionamento

Il cervello non è una macchina standardizzata.

Le neuroscienze lo confermano con chiarezza: ognuno di noi processa le informazioni in modo diverso, privilegiando alcune modalità rispetto ad altre. Questo insieme di preferenze prende il nome di stile di pensiero.

Questa differenza non rappresenta una fragilità, ma una caratteristica strutturale.

Possiamo individuare quattro grandi modalità di processare le informazioni:

  • Stile verbale Predilige il pensiero attraverso le parole, il linguaggio interno, la spiegazione verbale.
  • Stile visivo Utilizza immagini, schemi, mappe mentali, rappresentazioni bidimensionali e sequenziali.
  • Stile cinestesico Apprende attraverso l’esperienza diretta, il movimento, il coinvolgimento corporeo ed emotivo.
  • Stile visuospaziale Processa le informazioni in modo simultaneo, attraverso immagini tridimensionali e non sequenziali.

In termini neurofunzionali, una predominanza degli stili verbale e visivo sequenziale è spesso associata a una maggiore attivazione dell’emisfero sinistro.

Al contrario, il pensiero per immagini non lineari, emozioni ed esperienze corporee coinvolge maggiormente l’emisfero destro.

Nessuno stile è migliore di un altro. La difficoltà nasce quando il contesto educativo privilegia quasi esclusivamente una modalità.

Il modello scolastico tradizionale si fonda prevalentemente su spiegazioni verbali e frontali, logica e prove scritte.

Questo approccio risulta efficace per alcuni studenti, ma non per tutti.

Quando non c’è corrispondenza tra lo stile di pensiero del ragazzo e le richieste dell’ambiente, non siamo di fronte a una mancanza di intelligenza o di volontà, ma a una diversa organizzazione cognitiva.

Quello che spesso viene definito “disagio scolastico” non è una patologia. È piuttosto un disallineamento, uno scarto tra il funzionamento della mente e le modalità con cui viene chiesto di apprendere.

La buona notizia: l’integrazione tra gli emisferi

Qui entra in gioco l’aspetto più rilevante dal punto di vista educativo: Il cervello funziona al meglio quando i due emisferi collaborano, non quando uno domina sull’altro.

Le neuroscienze cognitive mostrano che l’apprendimento è più efficace e duraturo quando coinvolge più sistemi insieme: linguaggio + immagini + movimento + emozioni.

Le informazioni apprese solo in modo astratto e verbale si dimenticano più facilmente.

Il movimento, il gioco e l’esperienza corporea, invece, rafforzano le connessioni neuronali.

Ecco perché fare, non solo ascoltare, è così potente per molti studenti.

Questa collaborazione si chiama integrazione emisferica, noi la chiamiamo “patente della mente”:

  • capisci come funziona il tuo cervello
  • sai quali strade evitare
  • impari a guidare meglio le tue risorse

Ogni ragazzo possiede una mente unica, che merita di essere compresa e valorizzata. Quando impara a conoscerla e a utilizzarla con consapevolezza, non migliora solo il rendimento scolastico, ma anche la qualità delle relazioni e il benessere personale.

Il compito di Liberamente ONLUS è proprio questo: accompagnare i ragazzi nella scoperta della loro ricchezza cognitiva, aiutandoli a sviluppare padronanza del proprio stile di pensiero per raggiungere gli obiettivi che sentono come significativi per sé.

Perché educare, oggi, significa soprattutto imparare a vedere la mente prima del problema.

Associazione Liberamente
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