
Il 27 gennaio si celebra il Giorno della Memoria, una ricorrenza fondamentale per ricordare le milioni di vittime della Shoah e riflettere su una delle pagine più buie della storia contemporanea.
Giorni come questo non servono solo a ricordare il passato, ma anche a interrogarci sul presente. Proprio con questo fine la nostra scuola, il Liceo Artistico di Treviso, ha deciso di organizzare un flash mob: tutte le classi hanno sospeso le lezioni per riunirsi, in gruppi, nei giardini delle varie sedi, dove alcuni studenti hanno letto testimonianze e riflessioni di vittime e sopravvissuti. Questo evento ha creato per tutti un’occasione per fermarsi, ascoltare e, soprattutto, ricordare.

Ricordare le vittime, 16 milioni di donne, uomini, anziani e bambini, a cui è stato negato persino il diritto di essere tali. Persone a cui è stata tolta la vita in modo ingiusto e disumano.
È fondamentale ricordare le vittime che non ce l’hanno fatta, ma credo che lo sia ancora di più ricordare i sopravvissuti: persone che hanno vissuto l’inferno e sono tornate indietro. Persone che, ogni anno, rivivono quell’immenso dolore pur di diffondere consapevolezza e memoria, mettendo il cuore nelle mani di chi ascolta, nella speranza di riuscire a far comprendere davvero ciò che è stato.
Quello che è accaduto in quegli anni rappresenta quanto di più crudele e oscuro l’uomo sia mai riuscito a infliggere a un altro essere umano, una delle atrocità più grandi della storia, capace di generare una sofferenza per la quale nessuna parola è davvero sufficiente a descriverla.
Per riuscire a comprendere anche solo un briciolo di ciò che è stato, dobbiamo ascoltare appieno le testimonianze che abbiamo e sforzarci di capirle davvero. Provare a immaginare cosa significhi uscire vivi da una di quelle macchine della morte e portare sulle spalle, e nel cuore, per il resto della vita, un peso insostenibile: quello di tutti coloro che sono stati lasciati indietro.
Tuttavia, credo che solo poche persone riescano a dare realmente valore a queste testimonianze e a ciò che vogliono comunicarci ed insegnarci.
A riprova di ciò, basta aprire un giornale e leggere tutto quello che sta accadendo nel mondo, che mi porta a domandarmi: abbiamo veramente imparato dai nostri errori?
Ogni volta che ascolto le parole dei testimoni della Shoah ancora in vita, come Sami Modiano o Liliana Segre, mi chiedo come sia possibile che, ancora oggi, continuiamo a farci la guerra, a farci del male l’un l’altro in questo modo.
Com’è possibile che coloro che hanno ruoli di responsabilità si girino dall’altra parte di fronte a tutti i bambini, a tutte le persone che, proprio in questo momento, stanno morendo? Com’è possibile?
La Shoah non è stata un evento improvviso, né tantomeno un errore isolato della storia. È stato il risultato di un processo lungo e graduale, iniziato con parole cariche d’odio, con la costruzione di un nemico, con la progressiva disumanizzazione di intere categorie di persone, di esseri umani. Prima ancora delle violenze fisiche, ci sono state le leggi, le esclusioni, il silenzio e l’indifferenza.
Ed è proprio questo l’aspetto più inquietante: questi avvenimenti non sono accaduti in segreto, ma sotto gli occhi di tutti, mentre troppi hanno scelto di voltarsi dall’altra parte, ignorando il problema, come si ignora la polvere, mettendola sotto il tappeto. La Shoah ci insegna che il male non nasce all’improvviso, ma cresce quando l’odio viene normalizzato e quando la dignità e i diritti umani vengono messi in discussione.
Ricordare significa allora riconoscere questi segnali anche nel presente. Significa non accettare l’indifferenza, non giustificare la violenza, non restare in silenzio di fronte alle discriminazioni. La memoria non è solo un esercizio di conoscenza del passato, ma una responsabilità che riguarda il nostro modo di vivere oggi e il mondo che vogliamo costruire domani.
Il Giorno della Memoria e le iniziative come quelle organizzate dalla nostra scuola servono proprio a questo: a ricordarci che ciò che è accaduto può accadere e accadrà di nuovo, se smettiamo di ascoltare, di riflettere e di scegliere l’umanità.
Claudia Carpinteri, 5^C






















