A che punto siamo con l’educazione di genere?

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Two young girls, wearing safety goggles, in science experiment. The girls, engaged in science, use test tube. Safety goggles and science experiment. International students in experiment in classroom.

Perché le ragazze continuano a sentirsi fuori posto nelle discipline STEM? Come può l’educazione superare le barriere invisibili che ancora frenano l’empowerment femminile?

Uguaglianza, differenza, complessità. Sono tre parole-chiave che descrivono le tappe fondamentali della riflessione sull’educazione di genere.

Non molto tempo fa, il sistema scolastico divideva nettamente le opportunità formative tra ragazzi e ragazze: indirizzi scientifici e tecnici considerati “maschili” si contrapponevano a percorsi orientati a ruoli tradizionalmente femminili, come le scuole magistrali. Anche la forte presenza di istituti religiosi, organizzati per classi separate, ha contribuito a rafforzare questa divisione.

Con la diffusione delle classi miste, il modello della coeducazione si è imposto come vincente, e già all’inizio degli anni ’80 in Italia si è raggiunta la parità tra iscritti maschi e femmine nelle scuole superiori.

Oggi, però, ci troviamo di fronte a una contraddizione: se la parità formale è stata raggiunta, il gender gap nelle discipline STEM è ancora una realtà evidente.

Per affrontare questo problema, negli ultimi anni sono state messe in atto diverse attività per far conoscere tutte le potenzialità di queste discipline.

Da un lato sono stati avviati numerosi progetti nelle scuole secondarie di I e II grado per avvicinare studenti e studentesse alle professioni scientifico-tecnologiche, dall’altro lato sono stati progettati percorsi innovativi basati su classi composte esclusivamente da ragazze. L’obiettivo? Creare ambienti di apprendimento sicuri e stimolanti, dove le studentesse possano sentirsi libere di chiedere, sperimentare ed esprimersi. Molte ricerche dimostrano, infatti, che nelle classi miste le ragazze tendono a partecipare meno, spesso lasciando spazio ai compagni, specialmente nelle materie STEM.

Può sembrare paradossale che per promuovere l’empowerment femminile si debba ritornare, anche se in maniera temporanea, alle classi separate. Ma non si tratta di fare un passo indietro. Infatti è proprio l’eccellenza femminile che chiede di essere ridefinita per scongiurare l’appiattimento sulla cura, la maternità, la fertilità e approdare all’idea del molteplice, alla complessità come cifra oltre che del nostro tempo anche dell’educazione di genere.

Carlo Maria Righetto
Giornalista e vicepresidente Commissione per le Pari Opportunità del Comune di Treviso

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