L’agire grossolano

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Dov’è andata a finire la gentilezza? Si torni a insegnarla nell’agire e nel parlare, ma che non sia quel modo forzato e teatrale di chi si costringe a sorridere e non si accorge della smorfia che trasmette. Porgere o prendere un oggetto, salutare, aiutare, avvicinarsi alle persone va fatto con la finezza che deve emergere dall’animo, eliminando la rozzezza del gesto, imparando a considerare e rispettare gli altri, sia nella loro persona, sia nei loro oggetti. Non è solo una questione di rispetto del prossimo, ma anche di finezza interiore che vedo svanire ogni giorno nel comportamento delle persone sempre più centrate su sé stesse.

La persona gentile non è gentile solo quando c’è qualcuno che la guarda, lo è sempre, in ogni momento e non recita il copione della finta persona educata. In un’epoca nella quale si “sparla” di rispetto, non ci si accorge che il rispetto nasce dai piccoli gesti per trovare espressione anche in quelli grandi.

La gentilezza è rispetto e il rispetto è gentilezza, un binomio trascurato a favore di una retorica delle esibizioni che rimangono tali, mere esibizioni teatrali senza valore. La scuola insegni la gentilezza, ammonisca chi invece di porgere una penna o un quaderno li lancia, li butta addosso o li lascia senza neppure avvicinarsi all’altro.

Gli alunni non si vergognino di essere gentili, ma siano fieri di esserlo, siano entusiasti di ricavare un sorriso o un grazie, non per guadagno, bensì per scambio amichevole e collaborazione. Il ragazzo non si vergogni di riscoprire il sottile piacere della galanteria nei confronti delle compagne. La classe riscopra il garbo nei confronti dell’insegnante e questi riscopra quello nei confronti della classe.

Solo così si creerà un contesto piacevole, il modo eccellente per affrontare la lunghezza dell’anno scolastico quanto per sopportare lo studio, le verifiche e gli imprevisti della giornata.

Solo così creeremo un mondo migliore.

Alessandro Fort
Psicologo formatore, scrittore e docente

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