La “tecnica del castoro”

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Il Centro della Famiglia supporta l’età evolutiva

I castori sono dei roditori che tagliano, scavano e sbarrano corsi d’acqua per costruire, con pazienza e zelo, delle dighe per ampliare l’area intorno alle loro tane e aumentare la profondità dell’acqua. Si servono di ramoscelli, pezzi d’albero, ma anche di fango, rami e pietre; piano piano, con il passare del tempo, le dighe vengono riparate e ingrandite e i materiali galleggianti che rimangono impigliati nella struttura servono a rinforzarle ulteriormente.

No, non è un articolo sulla fauna, ma sulla “capacità di costruire”, di pensare che ciò che riteniamo importante per la crescita di un bambino possa essere il risultato di scelte che partono presto e solo apparentemente piccole e insignificanti, come un ramoscello, un po’ di fango o un sasso.

Presso il Consultorio socio-sanitario del Centro della Famiglia di Treviso, relativamente all’area dell’età evolutiva, a grandi linee ci troviamo di fronte a tre ambiti:

  • supporto per allargare lo sguardo davanti al bambino/ragazzo in modo da cogliere gli aspetti che maggiormente lo possano aiutare a crescere
  • sostegno nelle situazioni di fragilità e in presenza di fattori di rischio che, se non sostenuti, possono evolvere in condizioni cliniche sfavorevoli
  • aiuto clinico in condizioni di disturbi del neurosviluppo

Tutta la letteratura scientifica mette in evidenza che, anche nella terza area (quella clinica), la precocità di identificazione e intervento riduce non solo la comorbilità (associazione nel tempo di più disturbi), ma anche la gravità e l’impatto negativo sul funzionamento del bambino/ragazzo nei diversi ambiti di vita.

Il concetto di resilienza è spesso chiamato in causa come “un processo dinamico che comprende l’adattamento positivo nel contesto di avversità significative”; non si tratta di un tratto personale che le persone possiedono o non possiedono, ma di un prodotto di fattori interagenti – biologici, psicologici, sociali e culturali – che determinano il modo in cui un bambino risponde agli eventi difficili e tra i fattori protettivi assume un ruolo rilevante la costruzione di competenze e capacità di affrontare le diverse situazioni, anche quelle un po’ più faticose.

L’autonomia, la capacità di regolare le proprie emozioni, la competenza sociale, la capacità di attendere e dilazionare il soddisfacimento di un bisogno in funzione di un obiettivo futuro, l’interiorizzazione di valori che riteniamo importanti non sono aspetti “intrinseci” del bambino, ma il risultato di una costruzione, prima di diventare dighe sono stati ramoscelli e sassi.

A volte non è facile riconoscere l’importanza di un ramoscello, un po’ di fango, qualche sasso, ma sono aspetti che viviamo quotidianamente:

  • se non gli do quello che vuole si mette ad urlare e a piangere, mi dispiace vederlo così”, una piccola attesa nel soddisfacimento di un bisogno può aiutare il bambino nella capacità di percepire e conoscere l’emozione spiacevole e comprendere che questa non lo distrugge, ma la può tollerare e superare
  • non è capace di fare bene quella cosa e ci mette tempo, lo faccio io altrimenti arriviamo in ritardo”, la percezione di competenza nel bambino si costruisce quando i risultati positivi sono ottenuti, da parte del bambino, in autonomia, provando e sperimentando la permanenza nello sforzo
  • è colpa degli altri che non lo comprendono se si arrabbia quando gioca, gli prendono sempre i suoi giochi”, la capacità di comprendere i punti di vista dell’altro è uno degli aspetti fondamentali delle competenze sociali dei bambini e la relazione si costruisce nella reciprocità e con aspettative realistiche
  • non voglio che incontri le difficoltà che ho incontrato io”, non tutte le situazioni possono essere cambiate, ma sicuramente possiamo costruire buone capacità per affrontarle
  • gli dico che avrà una punizione, ma poi mi dispiace non dargli la cosa che ama tanto”, a volte la coerenza in una decisione aiuta il bambino a comprendere il legame tra un’azione e le sue conseguenze, costruendo la capacità di accettare anche ciò che non può essere cambiato
  • io gli spiego sempre il significato del suo comportamento, ma lui non mi ascolta”, l’interiorizzazione del significato di un comportamento passa prima attraverso l’azione e la possibilità di sperimentare il limite e il confine di una regola

Lo “sguardo” che come professionisti cerchiamo di avere presso il nostro Consultorio è quello di pensare che tutto sia significativo, che ogni “ramoscello” possa avere un posto nella costruzione di una “diga” e che ogni persona attorno al mondo del bambino possa costruire competenze per sé (i genitori), per il bambino e per il loro futuro come individui e come famiglia.

Per ogni informazione, contattare telefonicamente il Consultorio Familiare del Centro della Famiglia al numero 0422 582367 oppure inviare una e-mail a segreteria@consultoriotreviso.org

Michela Cendron
Psicologa-psicoterapeuta del Consultorio Familiare Treviso, esperta in disturbi del neurosviluppo

Consultorio Familiare Treviso
Tel. 0422582367 – segreteria@consultoriotreviso.org
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