Cucù: storie di scomparse e ritrovamenti

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Kid, hands and cover eyes in home with game, play and blind emoji gesture with smile. Silly, fun and hide face for peekaboo with shy, happy and surprise of young girl with announcement and joy.

La piccola di casa sta giocando con il sonaglino nuovo, comodamente adagiata sulla sua sdraietta, mentre la mamma ritira dallo stendino i body appena acquistati con i saldi, lo fa con cura, mentre annusa il profumo di quell’ammorbidente ipoallergenico al profumo di cotone e si dice soddisfatta; ecco che sul tavolo ci sono tanti bei pacchettini-body piegati in modo maniacale, così ci staranno perfettamente nel cassetto del fasciatoio in cameretta.

Ma questo tempo impiegato nella piegatura perfetta, spazientisce colei che del sonaglio non ne vuole più sapere… vuole la sua mamma!!


– Cucù!! – …la mamma si gioca subito questa carta, perché vuole finire di piegare tutti i panni asciutti per avere una parvenza di ordine in casa.
“Fermi tutti, dov’è andata la mia mamma!?”
PANICO.
– Cucù!! –
“ ehi! Aspetta…ma allora è qui!!” Dietro allo strofinaccio beige della cucina, eccola!

Ed è così, che dopo un primo momento di smarrimento…

Dopo che la mamma ha detto cucù un po’ di volte, nella piccola creatura torna la calma, ma soprattutto spunta un sorriso!
“È un gioco! La mamma resta! Facciamolo ancora!!”
Beh si, la pila di indumenti resta comunque nella cesta, senza essere piegata, perché il cucù ha vinto!!!

E adesso chi se lo scorda più??

No cari signori, il gioco del Cucù non è solo una “bambinata” ma è molto, molto, molto di più!
È come quando torna la primavera, dopo averla aspettata per mesi, fa tornare i sorrisi, le passeggiate all’aperto e i pomeriggi al parco sopra all’altalena!
A partire dai sei mesi circa, ma si può tranquillamente proporlo anche ai due/tre, è una delle attività migliori da svolgere con i bambini, perché non è solo un modo di intrattenere o dilatare il tempo; è altresì il modo più semplice, ma efficace, di aiutare i piccoli a prendere sicurezza di sé, ad usare il proprio corpo per giocare, per aprirsi alla scoperta e allo sviluppo cognitivo relazionale.

Il gioco del Cucù, può aiutare i più piccoli a comprendere la permanenza dell’oggetto o della persona anche se sparisce dal suo campo visivo, ottima conquista quindi per aiutarli a gestire anche l’ansia da separazione; non solo, si può imparare anche a vivere l’attesa, nel gioco relazionale fatto con il genitore, il bimbo conquista la consapevolezza affettiva e regola le sue emozioni come la sorpresa e la gioia. Infine aiuta a stimolare creatività ed immaginazione, andando a lavorare anche sulla parte linguistica, per suscitare sempre più curiosità a livello comunicativo e sulla voglia di esprimersi, anche con il non verbale!
Che dir se ne voglia, il caro e vecchio buon -cucù- non è solo un passatempo, ma è uno dei giochi pedagogici, naturali, più importanti e formanti che ci siano!
Dietro ad un telo, dietro alle mani che coprono gli occhi, dietro ad un cartoncino colorato, dietro ad un albero in giardino, dietro alla casetta dei giochi.. insomma fatevi trasportare da questo strumento educativo e lasciate che le espressioni nei volti dei bambini siano sinonimo di consapevolezza che dopo l’inverno torna sempre la primavera e che, come quei fiori rosa sbocciano sempre sui rami del ciliegio, anche ogni cucciolo d’uomo è integrato nell’ambiente in cui vive e cucù dopo cucù sedimenterà il suo posto nel mondo.

Scuola dell’infanzia e nido integrato Carmen Frova di Treviso

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