
L’autore, Lorenzo Taffarel, presenta l’opera e gli attuali progetti

Torniamo alla civiltà romana, l’argomento che sicuramente più appassiona l’autore di questo testo e direttore della collana che stiamo presentando.
Innanzitutto facciamo un po’ il punto sull’attività editoriale dell’autore, che vive nel nostro ambiente trevigiano.
Lorenzo Taffarel è nato a Camino di Oderzo, in provincia di Treviso. Laureato in pedagogia, insegnante elementare, ha partecipato per anni alla ricerca CNR “Linguaggio e computer” diretta da Clotilde Pontecorvo. Esperto disciplinare nell’area storico-antropologica, è autore di numerose pubblicazioni indirizzate ai bambini e agli insegnanti (sussidiari dei linguaggi e delle discipline, guide didattiche, testi operativi). Ha esordito nella narrativa con alcuni romanzi storici: “All’ombra della Sfinge” a cui fa seguito “Il segreto del Nilo”, “La Valle del Mammut” e “Ragazzi nella preistoria”. Quindi ha cambiato genere scrivendo “La valle degli Orsi”, “Forza Otto”, “Fatim, Cenerentola nel 2000”, “Ketty, Cappuccetto Rosso nel 2000” ambientati nei nostri giorni. Si è cimentato anche con fiabe, rime, giochi di lingua indirizzati ai bambini più piccoli. Ma ora è tornato alla sua prima passione, il romanzo storico. “Il barbaro Gladiatore” qui presentato, è una riedizione riveduta del primo testo pubblicato con lo stesso nome. Questo testo ha il suo antefatto nel libro “Ragazzi Germani a Roma” in cui si narrano le avventure dei due protagonisti nel periodo in cui sono stati rapiti e sono venuti a contatto col mondo della romanità.
In questo momento, per quanto riguarda la narrativa, l’autore sta scrivendo un testo riguardante eventi poco conosciuti della storia romana ma veramente interessantissimi. Protagonista è la regina Zenobia, donna guerriera di grande personalità, che mise a ferro e fuoco i territori del mondo orientale, facendosi arbitro tra il grande impero romano e quello persiano. Donna di grandissimo coraggio, combattente instancabile, sfidò il grande Impero romano e poco ci mancò che lo facesse capitolare. L’autore spera di riuscire a proporvelo in tempi rapidi, nel frattempo godiamoci la lettura di qualche brano de “Il barbaro gladiatore”.
IL BARBARO GLADIATORE (sintesi)
Due fratelli, un ragazzo e una ragazza, vivono nelle foreste della Germania, appena oltre il Reno.
Al di là del fiume stanno i Romani che, di tanto in tanto, effettuano qualche incursione nel suolo germanico con lo scopo di catturare schiavi.
I due fratelli vengono imprigionati e portati nei territori dell’Impero.
La ragazzina, Eunice, è condotta a Roma, dove viene a contatto con la grandiosità di quella città. Viene inserita come serva in una nobile famiglia romana e qui trova un ambiente sereno in cui viene trattata come una figlia.
Anzi, si affeziona tantissimo al figlio dei domini con il quale si percepisce l’avvio di una storia sentimentale.
Lo permetteranno i nobili genitori di un rampollo avviato a una illustre carriera?
Non altrettanto bene va al fratello Furio, che viene avviato all’attività di gladiatore; trascorre la sua vita viaggiando in lungo e largo nell’Impero e sogna di ritrovare la sorella. Ci riuscirà in una situazione davvero inaspettata.

Ma intanto il Cristianesimo si diffonde nei territori della romanità ed Eunice viene affascinata da questa religione che predica l’amore e l’uguaglianza tra le genti.
Ma i Romani sono di tutt’altro avviso, i due fratelli sono perseguitati ma riescono a tornare nello loro foreste germaniche. Un racconto in cui la sorpresa, l’avventura, il pericolo sono conditi da profondi sentimenti di coraggio, amicizia, affetto e amore.
Gustiamoci questo brano
(il protagonista Furio è riuscito a sopravvivere nella lotta con un leone. Il piccolo Julius che tifava per lui ora è preoccupato e si rivolge al padre Tiberius).
Julius, rivoltosi verso il padre, chiese: “Ora Furio verrà lasciato libero, vero?”
Sapeva che a volte l’imperatore concedeva la libertà ai gladiatori valorosi.
“Non credo” rispose il padre.
In quel momento, quasi a dar corpo alle parole di Tiberius, si fece avanti un guerriero smisurato alto come due uomini l’uno sopra l’altro, e muscoloso da far paura.
La folla l’aveva soprannominato Ercole in onore dell’eroe greco così amato dai Romani.

Si guardò attorno alzando il
possente braccio, che impugnava la terribile ascia, per salutare la folla. Un’ovazione accolse il suo gesto. Era un vero gigante: sul petto seminudo i muscoli guizzavano dando l’impressione di una forza incontenibile. Le braccia e le gambe, anche quelle muscolosissime, sembravano travi di cui nessuna forza al mondo avrebbe potuto aver ragione.
Una corta barba gli incorniciava il viso conferendogli un aspetto ancor più minaccioso. Con un grido, che sembrò il ringhio di un orso, si lanciò sull’avversario e vibrò un terribile fendente.
Furio lo parò con il gladio che, sotto il potente colpo, gli volò di mano. Gli rimaneva lo scudo, e con quello si riparò da una gragnuola di colpi.
Furio si ritraeva e cercava di sottrarsi a quella furia scatenata, ma Ercole lo incalzava. Finché un colpo ancor più potente tagliò in due lo scudo del povero Furio.
Sembrava che il gigante potesse sconfiggere quel piccolo uomo con estrema facilità.
Furio era oramai indifeso di fronte ad Ercole che si fermò per un attimo a fissare l’avversario. Sembrava il gatto che giocava col topo prima di finirlo. Per un attimo Furio pensò di fuggire, ma la sua tempra di gladiatore non lo permetteva. Rimase quindi inerme a scrutare il gigante. Sentiva il cuore pulsare forte, sembrava lo dovessero udire fin sulle gradinate.
Ed ecco il colpo finale: Ercole calò la sua ascia con forza irresistibile.
Furio vide, quasi al rallentatore, la tremenda lama affilata scendere verso la sua testa indifesa. Tutto intorno era sceso un silenzio innaturale. La folla amava Ercole ma tremava per quel bel giovane indifeso, destinato a una morte così precoce.
L’imperatore scrutava trattenendo il fiato. Anche la sua simpatia andava al giovane gladiatore. Eppure oramai il suo destino sembrava segnato. Chi avrebbe potuto salvarlo da quella furia?
Ma ecco che, un riflesso fulmineo scattò in Furio, con uno spostamento rapidissimo, schivò di un soffio la lama e il gigante, trasportato dalla sua stessa potenza, si inclinò in avanti. Furio, con un calcio ben assestato, gli colpì la caviglia sbilanciandolo.
Ercole cadde conficcando l’ascia nella sabbia. Il pubblico aveva assistito in un silenzio di tomba al colpo di scena.
Furio raccolse il gladio, balzò sul gigante che cercava di rialzarsi e lo bloccò al suolo puntandogli l’arma alla gola. Ercole allargò le braccia: un’espressione mista di terrore e di stupore si dipinse nei suoi occhi: era vinto, non era mai capitato prima.


























