Psicomotricità integrativa

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Il percorso che accompagna lo sviluppo dei bambini anche ad Alto Potenziale Cognitivo

Ci sono bambini che corrono con la testa e arrancano con il corpo, pensano a mille idee e faticano a trasformarle in parole o azioni. Altri muovono mani e gambe con energia, ma sembrano imprigionati dentro ciò che sentono e non riescono a raccontarlo.

In entrambi i casi emerge un disallineamento: tra corpo e pensiero, tra emozione e azione, tra mondo interno e realtà esterna.

Da quasi trent’anni Liberamente ONLUS accompagna questi bambini, aiutandoli a ritrovare armonia attraverso un approccio unico: la psicomotricità integrativa, dove il gioco diventa uno strumento per liberare le potenzialità e far dialogare corpo, emozioni e pensiero.

Il gioco come spazio di integrazione

Nel metodo di Liberamente ONLUS il gioco non è un passatempo né un’attività “educativa” in senso tradizionale. È uno spazio in cui il bambino può integrare ciò che sente, pensa e fa.

Tra i 3 e i 10 anni, il movimento e l’azione diventano protagonisti: il bambino mette in relazione funzioni corporee, emotive e cognitive, favorendo l’integrazione tra emisfero destro – intuitivo, emotivo, globale – ed emisfero sinistro – logico, verbale, sequenziale.

Quando questa integrazione non è ancora stabile, il bambino può apparire irrequieto o frustrato, non perché “ci sia qualcosa che non va”, ma perché le sue funzioni non dialogano ancora in modo armonico.

Psicomotricità: tre livelli di intervento

Non tutte le psicomotricità lavorano allo stesso livello.

  • La psicomotricità educativa sostiene lo sviluppo di abilità specifiche – coordinazione, attenzione, organizzazione del movimento – e vede lo psicomotricista come facilitatore di competenze.
  • La psicomotricità relazionale pone al centro l’espressione emotiva e la qualità della relazione. Qui lo psicomotricista offre una presenza affettiva e contenitiva nel gioco spontaneo.
  • La psicomotricità integrativa, invece, opera a un livello più profondo: lo psicomotricista facilita i processi di integrazione, aiutando il bambino ad allineare corpo, emozioni e pensiero e a superare il disallineamento interno. Il gioco resta libero, ma è intenzionalmente facilitato per favorire consapevolezza e continuità interna.

Con la crescita, il metodo evolve in Metaplay®, rivolto ai ragazzi dai 10 anni in poi: il gioco diventa più strutturato, ma lo scopo resta lo stesso: accompagnare lo sviluppo dello stile di pensiero e sostenere l’integrazione interna in modo da riuscire ad avere la “patente” della propria mente.

Quando la mente corre troppo veloce: integrare il pensiero dei bambini APC

Questo modello di accompagnamento si rivela particolarmente efficace nel lavoro con bambini ad Alto Potenziale Cognitivo (APC).

In questi casi non si tratta di intervenire su una difficoltà clinica, ma di aiutare una mente altamente complessa a integrarsi.

La rapidità di pensiero, la profondità di elaborazione, l’intensa attività immaginativa e l’elevata sensibilità possono generare uno scarto tra ciò che il bambino pensa e ciò che riesce a esprimere o agire.
Senza uno sguardo adeguato, queste manifestazioni rischiano di essere fraintese come difficoltà comportamentali o emotive.

La psicomotricità integrativa per i più piccoli e il metodo Metaplay® per i più grandi non cercano di rallentare la mente né di normalizzare il bambino o il ragazzino, ma di aiutarlo a integrare immaginazione e struttura, emozioni e pensiero simbolico, emisfero destro e sinistro. Così il bambino e il ragazzo APC possono dare forma corporea e emotiva a pensieri spesso molto anticipanti, spesso sopraffacenti e integrare intuizione globale e strutturazione simbolica e sviluppare una maggiore padronanza del proprio stile di pensiero.

L’obiettivo non è normalizzare, ma liberare le potenzialità, sostenendo l’equilibrio interno tra pensiero, emozione e azione.

Accompagnare senza etichettare

In un tempo che tende a leggere l’infanzia attraverso diagnosi e prestazioni, Liberamente ONLUS sceglie la strada della relazione di aiuto centrata sullo sviluppo delle potenzialità.
Qui non si tratta di curare o correggere: l’obiettivo è accompagnare la persona, offrendo uno spazio sicuro in cui esplorare sé stessa, mettere in dialogo corpo, emozioni e pensiero e scoprire le proprie risorse.

Il gioco mediato diventa esperienza trasformativa, e l’adulto (psicomotricista, counselor, educatore) una guida discreta, attenta a sostenere l’integrazione senza giudizio né etichettature e a facilitare la scoperta di sé.

Superare le difficoltà, in questo contesto, significa imparare a integrarsi, a far dialogare le proprie funzioni interne e a dare forma alle proprie potenzialità.

Quando corpo, emozioni e pensiero iniziano davvero a collaborare, ogni bambino, ogni ragazzo può sentirsi allineato e libero di esprimere ciò che è davvero.

Liberamente Onlus
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