Tutti pronti per andare in prima?

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Riflessioni per bambini e genitori

Lo scopo di questo articolo è quello di suscitare alcune considerazioni su una tappa molto importante dello sviluppo del bambino, l’inizio della scuola primaria: questo vero e proprio “avvento” rappresenta anche una fase di evoluzione del ciclo di vita della famiglia e del ruolo dei genitori. Alcuni cambiamenti sono facili da immaginare: fino a questo momento la cura e l’attenzione degli adulti sono state concentrate maggiormente all’interno del nucleo familiare, ma con l’ingresso alla primaria i genitori dovranno aprirsi ad una dimensione di confronto più ampia con la rete sociale, con altre famiglie, con una istituzione, quella scolastica, che diventerà partner educativo per molti anni e con scelte educative che riguarderanno le relazioni extrafamigliari del bambino, il suo tempo libero e l’insieme delle norme comportamentali che saranno le fondamenta del suo agire in autonomia. Ma dobbiamo considerare anche l’eccezionalità del periodo storico che stiamo attraversando e per non essere superficiale cito i dati pubblicati in questi giorni dal SINPIA (Società Italiana dei Neuropsichiatria) che in occasione del 50° anniversario di fondazione ha indetto la Giornata Nazionale per la Promozione del Neurosviluppo: a causa dell’emergenza sanitaria e del suo impatto sulla salute generale della popolazione, è raddoppiato in numero di bambini in condizione di fragilità (rabbia, noia, difficoltà di concentrazione, senso di solitudine e di impotenza, stress, disturbi del sonno oltre che di patologie anche più severe come disturbi del comportamento alimentare ed autolesionismo). In Italia i disturbi neuropsichici dell’età evolutiva colpiscono quasi 2 milioni di bambini e ragazzi, tra il 10 e il 20% della popolazione infantile e adolescenziale tra i 0 e i 17 anni e la loro incidenza è in ascesa, si stima che in meno di dieci anni è raddoppiato il numero di bambini e adolescenti seguiti nei servizi di Neuropsichiatria. Questo significa che l’attenzione rivolta dagli adulti a questa fase di cambiamenti deve essere puntuale ed informata.

Per il bambino

A sei anni il bambino è pronto ad esplodere dal punto di vista cognitivo: l’apprendimento scolastico deve essere visto come l’occasione fondamentale per avviare il pensiero razionale; durante l’estate preparare il bambino alla scuola come ad una bella avventura, anche attraverso racconti di amici e parenti che ne presentino l’aspetto più interessante; coinvolgerlo nella predisposizione dei materiali e possibilmente nella definizione degli spazi dove potrà tenere le sue cose; i cambiamenti immediati riguarderanno la complessità del nuovo ambiente, che sarà caratterizzato da spazi più ampi e soprattutto da tempi e regole più impegnativi; è importante considerare che il bambino ha bisogno di un po’ di tempo per orientarsi e certamente sarà aiutato e motivato per affrontare le novità dagli insegnanti. Sarebbero molto utili anche giochi di stimolo del linguaggio orale e delle capacità fonologiche (per es. rime, “E’ arrivato un bastimento). E’ utile mettere in conto la stanchezza dei primi giorni ed eventualmente alcune manifestazioni di disagio (apatia, iperattività, qualche sintomo psicosomatico, qualche episodio regressivo) e per questo consiglio ai genitori di programmare per tempo la gestione delle prime settimane, stabilendo anche quali saranno le modalità per compensare e tranquillizzare il bambino. Il primo periodo è davvero strategico: vanno instaurate nuove abitudini e regole che per il bambino di sei anni devono essere viste come una opportunità per dare struttura, regolarità e sicurezza. Un ultimo consiglio: l’unico modo per imparare a gestire lo stress da parte del bambino è quello di sperimentalo in situazioni monitorate e supportate dall’adulto…

Per il genitore

Per ciò che attende i genitori non bastano semplici suggerimenti comportamentali, perché scattano dinamiche più profonde: anche se inevitabilmente cercheremo di proteggerci con meccanismi di difesa, è necessario dire la verità: per un genitore l’inizio della scuola del proprio figlio è un tuffo inconsapevole nel passato; siamo tutti esposti ad identificazioni inconsapevoli con il proprio bambino, al desiderio di affermazione e di realizzazione e al terrore del fallimento che vengono veicolati dall’esperienza del piccolo. Non solo: potrebbe diventare anche un momento in cui ci si sente valutati nel proprio ruolo genitoriale e ci si confronta con altri stili ed altre scelte, attivando striscianti forme di competizione e di giudizio. E purtroppo potrebbe anche accadere che sia necessario accompagnare il proprio figlio in un percorso di verifica delle capacità di apprendimento o delle relazioni.

Per questioni di spazio mi fermo a questi primi elementi di riflessione, sebbene ce ne siano molti altri: anche per i genitori questo passaggio alla primaria va pensato, organizzato, discusso prima che emergano le urgenze e le difficoltà: i cambiamenti importanti avvengono solo a piccoli passi.

Dott.ssa Lucilla Zordanazzo
studiozordanazzo@gmail.com
Disponibile per riflessioni ed incontri sul tema

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