Qual è la scuola giusta per me?

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Orientamento, come essere d’aiuto ai propri figli

Qual è la scuola giusta per me?
Questa è una domanda che in questo periodo molti alunni della classe terze della Scuola Secondaria di primo grado si stanno ponendo. Infatti entro il 30 gennaio 2023 bisognerà iscriversi alla scuola secondaria di secondo grado.

Le risposte possibili sono le più disparate, e sono tutte lecite:
Quella che mi prepara meglio alla mia futura carriera.
Quella in cui vanno i miei amici.
Quella che al termine mi garantisce un impiego.
Quella che si aspettano i miei genitori.
Quella vicino a casa.
Quella che non ha quella materia che detesto.
Quella che serve per portare avanti l’attività di famiglia.
Quella più prestigiosa.
Quella che mi più mi piace.
Oppure quella che mi garantisce il maggior numero di vantaggi possibili e minimizza i rischi.

Varie sono le opportunità informative e formative che le Scuole hanno messo in atto in questo periodo per facilitare il processo di scelta. Garantendo ai futuri allievi di acquisire molte informazioni che facilitano una scelta responsabile.

Ora si tratta di decidere! E non sempre questo risulta semplice.

Infatti le molte informazioni acquisite devono essere ora elaborate personalmente, tenendo conto della motivazione personale, del tipo di apprendimento per quale ci si sente più portati. Inoltre si deve considerare sia il grado di elaborazione del progetto scolastico – professionale del ragazzo/ragazza, sia il grado di conoscenza di sé raggiunto fino ad oggi.

I genitori giocano un ruolo importante che è quello di aiutare il figlio o la figlia a riconoscere quelle che sono le proprie attitudini, i propri interessi, i propri valori i propri desideri, la propria motivazione e possono aiutarlo a tradurre questo patrimonio in un progetto realistico, ancorato alla realtà in cui il figlio andrà a formarsi. Ma prima di arrivare a dare dei buoni consigli basati sull’ esperienza, sul buon senso, sulla competenza è importante che sappiano porre delle buone domande che aiutino i loro figli a riflettere su:

chi sono?
che adulto e che professionista desidero diventare?

Questo, non tanto per fare speculazione intellettuale, ma bensì per sollecitare nel figlio/a una risposta che sia il più possibile personale che si accompagna ad una motivazione intrinseca al proprio progetto scolastico – professionale. Di modo che, nel momento in cui dovrà affrontare delle difficoltà, resistere agli insuccessi o alle frustrazioni potrà attingere a risorse di motivazione, di perseveranza, di ingegno derivanti dalla consapevolezza che quello che sta studiando e che sta facendo lo fa per sé e per realizzare una sua intuizione o un suo progetto.

Saper porre delle buone domande ai vostri figli, ecco uno dei migliori regali di Natale che gli possiate fare!

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