Le piaghe invisibili

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L’incontro con Vulnus Veneto a scuola

Il 14 febbraio 2026, la nostra classe 4EU di Scienze Umane del Liceo Duca degli Abruzzi ha avuto l’opportunità di ospitare alcuni volontari dell’associazione Vulnus Veneto. Ma in che cosa consiste esattamente questa realtà? In che modo è stato condotto questo intervento? E soprattutto quale impatto ha avuto su di noi?

Vulnus Veneto è un’associazione composta da pazienti, familiari e operatori sanitari, nata con l’obiettivo di offrire un supporto concreto a chi è affetto da ulcere cutanee croniche di diversa natura. L’attività dell’associazione si concentra non solo sull’assistenza, ma anche sulla creazione di momenti di condivisione e confronto, utili per informare, consigliare e far conoscere una problematica spesso poco visibile.

Ogni giorno si impegna, inoltre, ad accompagnare i pazienti e le loro famiglie, aiutandoli a orientarsi tra i servizi sanitari e a ottenere risposte adeguate ai propri bisogni. L’obiettivo è quello di garantire un sostegno continuo, sia sul piano pratico e medico che umano, lungo tutto il percorso di cura.

Durante l’incontro sono state illustrate le caratteristiche delle ulcere cutanee, comprese le piaghe da decubito, e sono state evidenziate le difficoltà che queste comportano nella vita quotidiana. Tuttavia, ciò che ha reso l’esperienza particolarmente significativa sono state le testimonianze dirette: racconti di dolore, ma anche di resilienza e speranza che hanno offerto uno spaccato autentico delle sfide di ogni giorno e delle strategie adottate per affrontarle.  

Un elemento originale dell’intervento è stato l’utilizzo di poesie, che hanno accompagnato le spiegazioni mediche. Questo approccio ha permesso di entrare in contatto anche con la dimensione emotiva dei pazienti, spesso segnata da solitudine e incomprensione, andando oltre la dimensione clinica.

L’incontro, infatti, ci ha fatto riflettere su quanto sia importante non fermarsi all’apparenza: dietro una ferita fisica si nasconde spesso una sofferenza più profonda, che riguarda anche l’aspetto psicologico e sociale della persona. Chi vive con ulcere cutanee croniche spesso si trova ad affrontare sentimenti di frustrazione, isolamento e vulnerabilità. Ogni giorno è una lotta non solo per le cose grandi, ma anche per quelle piccole, quelle che per noi sono scontate: vestirsi, muoversi o uscire di casa.  A questo si aggiunge anche la consapevolezza dolorosa di sentirsi diversi, nata dalla paura di non essere accettati o compresi dagli altri, dal peso di uno sguardo incuriosito, o talvolta giudicante.

La dottoressa si è soffermata a lungo sugli strumenti che un volontario deve possedere per svolgere al meglio il proprio ruolo. Il primo tra questi è il tempo: prendersi cura di una persona significa poterle offrire momenti di presenza autentica, ascoltando le sue necessità e rispettando i suoi ritmi. Il secondo strumento è l’ascolto, inteso non come una semplice ricezione passiva di informazioni, ma come attenzione partecipe attiva.  Il volontario deve infatti essere capace di sapersi interessare al paziente; e non a caso il terzo strumento è la comunicazione, spontanea e autentica, che permette di creare un rapporto vero. Infine, l’empatia è necessaria per immedesimarsi nelle emozioni e nelle difficoltà dell’altro senza giudizio per poterlo aiutare davvero, offrendo supporto concreto e umano.

Questa esperienza è stata per noi molto importante in quanto ci ha permesso di scoprire una realtà e una condizione di cui spesso noi giovani non siamo abbastanza informati. L’incontro ci ha permesso di capire come l’empatia e il sostegno umano siano fondamentali, insegnandoci che la cura non si limita solamente agli aspetti medici, ma comprende anche un ascolto attento, una presenza autentica e gesti concreti che aiutano chi soffre ad affrontare le piccole e le grandi sfide quotidiane, non sentendosi mai solo.

Elvis Korriku – Aurora Bellani
Classe 4EU Scienze Umane “Liceo Duca degli Abruzzi” di Treviso

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