
Morire a 19 anni in Iran
Noi ragazzi della 2ª A Acconciatura, parlando in classe di quello che sta succedendo in Iran, abbiamo capito quanto siamo fortunati a vivere in un Paese dove molte libertà sono considerate normali. Pensare che una ragazza di 19 anni possa essere uccisa per essere andata in moto o per non aver rispettato regole sull’abbigliamento ci sembra assurdo e profondamente ingiusto. Alla nostra età pensiamo alla scuola, agli amici, al futuro. I giovani iraniani, invece, devono preoccuparsi anche di come vestirsi per non rischiare la vita.

Secondo noi i ragazzi e le ragazze iraniani che protestano sono molto coraggiosi. Sanno che potrebbero essere arrestati o uccisi, ma scendono comunque in piazza perché sono stanchi di vivere con tutte queste restrizioni. Non vogliono fare del male a nessuno: vogliono solo essere liberi di vivere la propria vita, di scegliere come vestirsi, cosa fare, come esprimersi. Pensiamo che continuino a protestare perché sperano che prima o poi qualcosa possa cambiare.
Abbiamo riflettuto anche sul rapporto tra religione e Stato. Per noi la religione dovrebbe essere una scelta personale, qualcosa che una persona segue liberamente, non qualcosa da imporre con la forza. Abbiamo capito che il problema non è la fede in sé, ma l’uso che il governo fa della religione per controllare la vita delle persone e soprattutto delle donne.
Ci vengono in mente tante domande: perché una donna non può mostrare il viso? Perché deve avere il permesso per fare cose normali? Perché perfino le bambine devono già sottostare a queste regole? Nessuno riesce a dare risposte giuste, perché dietro queste leggi non vediamo giustizia. Secondo noi donne e uomini dovrebbero avere gli stessi diritti, senza paura di essere puniti o uccisi.
La cosa che ci ha colpito di più è il coraggio di questi giovani. Non sappiamo se noi saremmo capaci di rischiare così tanto, ma li ammiriamo. Pensiamo che anche un piccolo gesto possa avere un valore e, col tempo, portare a un cambiamento. Anche se non sappiamo come andrà a finire, crediamo che sia giusto lottare per la libertà.
Alla fine, quello che chiedono è semplice: libertà, rispetto e diritti uguali per tutti. E per noi questo dovrebbe essere garantito a ogni essere umano, in qualsiasi parte del mondo.
Istituto Engim Turazza – Treviso






















