
La risorsa più grande sono le donne che vogliono studiare

Robina Azizi è una giovane donna di 24 anni, che attualmente vive in Germania.
Prima che ad agosto 2021 i talebani si impadronissero dell’Afghanistan, viveva con la sua famiglia nella provincia di Balkh, nel nord del paese. Frequentava la scuola del luogo, ed era a pochi mesi dal diploma.
Nutriva grandi ambizioni: l’intenzione era quella di studiare in un’università rinomata, per potersi formare, e avere gli strumenti conoscitivi e dialettici per poter un giorno essere utile al suo paese, alzare la voce in difesa delle ragazze cui era stata negata un’adeguata istruzione. Questo per lei era uno stimolo molto forte, si impegnava per ottenere voti eccellenti. Di notte restava sveglia per l’impazienza di tornare a scuola il mattino successivo.
Il 10 agosto 2021 era previsto un esame scolastico, al termine del quale sarebbe tornata a casa assieme ai compagni di scuola. Una volta arrivata, trovò sua madre ad attenderla sull’uscio della porta di casa con i bagagli preparati, come se fosse in partenza per un viaggio molto lungo.
Sua madre le disse che i talebani erano entrati in città, con l’obiettivo, tra gli altri, di rapire le ragazze, sposarle e renderle un oggetto di loro proprietà: per una persona come Robina, che si era esposta scrivendo articoli e asserzioni contro i talebani, il pericolo di essere rapita e uccisa era ormai tangibile, ed era giunto il momento di andarsene.
Il giorno dopo volò a Kabul con tutta la famiglia. Dovette rinunciare a tutto, scuola, compagni, libri, sogni.
Quando arrivarono, Kabul non era ancora caduta e le ragazze andavano ancora a scuola. Robina desiderava ardentemente unirsi a loro. Ogni giorno arrivavano notizie sui talebani che seminavano il terrore e conquistavano altre province. Eppure, era ancora forte la speranza di tornare a Balkh per poter riprendere la scuola.
Cinque giorni dopo, il 15 agosto, i talebani rientrarono a Kabul: il presidente fuggì, e poche ore dopo la capitale era nelle loro mani. In solo un mese, i provvedimenti da loro imposti imponevano il divieto per le ragazze di frequentare la scuola secondaria.
Privata di ogni speranza di tornare a scuola, Robina si rese conto di dover agire. Riuscì segretamente a recuperare alcuni libri, trovare dei corsi tenuti clandestinamente a Kabul, iniziò a studiare inglese, nonostante il pericolo di essere fermata dalle forze dell’ordine talebane. Tentò di organizzarsi per sensibilizzare le famiglie afgane che conosceva, cercando di far capire l’importanza dell’istruzione delle figlie, insistendo perché le lasciassero proseguire gli studi.
Con l’aiuto degli insegnanti, si iscrisse poi ad una scuola online, pur non avendo la documentazione necessaria. Nel corso degli incontri da remoto, incoraggiava le altre ragazze a unirsi a lei nel diffondere la necessità di attivarsi, studiare. Man mano che i giorni passavano, iniziò a prendere le misure nei confronti delle privazioni del rigido governo talebano sul paese, e per condividere la sua storia, parlava tramite mezzi di informazione come Tolo e in altre trasmissioni riguardo all’importanza dell’istruzione per le ragazze.
Il pericolo che Robina correva a causa delle sue esposizioni e della sua volontà ferrea nel perseverare negli studi, la costrinse a lasciare l’Afghanistan. Era perfettamente consapevole che le sue amiche e compagne di classe avessero bisogno di sostegno, in quanto lei stessa aveva provato sulla sua pelle cosa significasse sentirsi togliere la possibilità di studiare.
Robina è emigrata in Germania, e qui ha fondato “Girls on the Path of Change”, una community online che consente alle ragazze afgane di condividere le loro storie e proseguire gli studi online, con il sostegno di Amnesty International e altre associazioni. Con queste ultime, Robina collabora ora stabilmente per mantenere alta l’attenzione sulle responsabilità dei governi contro l’esercizio sistematico di abusi e discriminazione da parte dei talebani nei confronti di donne e ragazze, che si configura come una persecuzione basata sul genere.
L’istruzione è uno strumento fondamentale, e le ragazze in Afghanistan non devono restare analfabete. L’Afghanistan ha bisogno di donne forti e istruite. Non dobbiamo mollare, anche se dobbiamo condurre la lotta dalle nostre case. È necessario prendere saldamente posizione, proseguire con determinazione e dimostrare che nulla può nei confronti della conoscenza e dell’istruzione.
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