Fatim, Cenerentola nel duemila

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Un libro, un sogno

Questa volta l’autore Lorenzo Taffarel si allontana dal suo campo preferito, che è quello del romanzo storico, per presentare un racconto che ha molto amato e che nel momento dell’uscita ha avuto un’ottima accoglienza. Si tratta di un racconto attuale, che segue però le tracce di una fiaba, in questo caso quella di Cenerentola.

La nostra protagonista proviene da una zona molto povera dell’Africa e, come molti altri del suo paese, raggiunge l’Italia dove viene trasportata da un turbine di vicende inaspettate.

Ma la sua grande passione per la danza, aiutata da alcune persone davvero eccezionali, la porta a farsi notare in questo difficile mondo. Naturalmente alla fine l’amore trionfa e, novella Cenerentola, si ritrova a superare ogni difficoltà per essere travolta dalla felicità.

Si tratta di un testo dalla trama semplice, dove i destini delle persone coinvolte si intrecciano per portare al finale che si conviene ad ogni fiaba che meriti questo nome. Tuttavia l’intreccio delle situazioni e il mescolamento di diversi generi, rendono il racconto articolato e ricco di sorprese.

Proprio il parallelismo tra le due storie, quella fuori dal tempo di Cenerentola che si snoda attraverso la lettura di un libro, e quella attuale di Fatim, rende l’universalità del mondo della fiaba. Questa si sviluppa attraverso personaggi e vicende che hanno una struttura nota e consolidata, ma che alla fine sono sempre diverse e sanno suscitare nel lettore emozione e commozione.

La trama

Fatim è una ragazza africana che vive in povertà in una capanna insieme ai suoi genitori.

La natura è stata generosa con lei perché le ha donato un corpo e un viso bellissimi.

Inoltre ha una grande passione per il ballo. Una vecchia TV installata nella sua povera casa. le permette di seguire i programmi che mostrano un mondo sfavillante pieno di musiche e di bellissime coreografie che lei cerca di imitare in modo agile e aggraziato.

Viene avvicinata da due italiani che si presentano buoni e gentili, ma in seguito scoprirà che sono dei delinquenti patentati, i quali la convincono con lusinghe varie a fare il grande salto; la porteranno in Italia dove sembra che il mondo della moda aspetti solo lei.

Ben presto si accorge che la realtà è ben diversa e incomincia per lei un periodo in cui viene trattata da schiava e costretta a praticare lavori pericolosi per la sua salute. Ma il carattere non le manca e riesce a fuggire ritrovandosi però ben presto sola e spaventata.

L’incontro con un Sacerdote dalla grande umanità l’aiuterà a dare una svolta decisiva alla sua vita.

Viene accolta da una ricca famiglia come baby sitter per la figlia Azzurra la quale si affeziona alla ragazza e legge insieme a lei la storia di Cenerentola.

E proprio questa storia diventerà il filo conduttore delle successive vicende del nostro personaggio.

La nostra eroina infatti:

– Dapprima subisce le vessazioni delle due sorellastre figlie dei signori che l’hanno accolta;

– Successivamente viene aiutata da una sorta di gigantesco maggiordomo tuttofare che dimostra di avere un cuore d’oro (e che svolge un po’ il ruolo della fata buona),

– infine incontra un coreografo importante che la introdurrà nel mondo del ballo con ruolo da protagonista.

Naturalmente il tutto finirà con tanta felicità e un mondo di speranze che si apre davanti alla ragazza.

Il tutto si svolge tra colpi di scena, parti leggermente più paurose, parti più comiche, insomma gli ingredienti che rendono piacevole un testo di questo tipo.

I personaggi

I personaggi che danno vita a questa storia sono certamente gli elementi portanti del racconto. Presentiamo la prima scena del racconto.

Fatim e le sorelle

«E muoviti scansafatiche! Pensi che noi ti manteniamo per fare la fannullona?»

Colei che usava un tono così poco gentile si chiamava Mafalda, aveva diciotto anni e disegnata sul viso una smorfia arrogante. In quel momento stava maltrattando Fatim, la sua ragazza di servizio. Era una giovane africana, con delle graziose treccine scure che le ornavano il viso ovale. Due di queste, talora, le scendevano sugli occhi e lei le scostava con un piccolo scatto della testa.

Fatim proveniva da un piccolo villaggio della regione di Casamance, in Senegal. Con i suoi diciassette anni, portava negli occhi l’orgoglio della terra che era stata la culla dell’umanità.

Aveva un corpo ben proporzionato ed un viso bellissimo. Gli occhi erano due perle nere che nuotavano dentro due laghi candidi. La pelle liscia sembrava di velluto. Quando sorrideva sembrava che la luce emanasse da lei e si spandesse tutto intorno.

La ragazza cercava disperatamente di chiudere la lampo del vestito di Mafalda.

«Quando ti deciderai a tagliarti quelle trecce? Non vedi che ti cadono sugli occhi?» imperversava Mafalda. «Ahi, mi fai male! Possibile che non riesca a chiudere una cerniera!»

In realtà quell’operazione era estremamente complicata. Infatti il vestitino viola, che la ragazzona cercava di infilarsi, era di gran lunga più piccolo di quanto avrebbe dovuto.

Finalmente, in modo miracoloso, la lampo fu rinchiusa e Fatim tirò un sospiro di sollievo, mentre con il dorso della mano si asciugava il sudore che le imperlava la fronte. Ma subito l’aria soddisfatta si cancellò dal suo viso. Mafalda era rimasta immobile, senza fiato.

«Padrona, voi dovete respirare».

«E e… eee… co… co… come» riuscì a sussurrare Mafalda con l’ultimo alito di respiro.

«Padrona, respiri, la prego, altrimenti muore soffocata!» implorò Fatim.

Ma la ragazza non riusciva a riempire d’aria i polmoni.

«Aiuto! Carlotta! Venga! La padrona soffoca!» urlò Fatim.

In quel momento sopraggiunse dal bagno, dove stava terminando il trucco, Carlotta, la gemella di Mafalda, una copia spiaccicata della stessa.

Carlotta seguiva in tutto e per tutto la sorella, sembrava vivere della sua stessa aria, ripeteva le sue parole. Si precipitò verso Mafalda per aiutarla, ma, in quel momento, la ragazzona con uno sforzo disperato riuscì ad inspirare una possente boccata d’aria. Contemporaneamente si sentì un CRAAK fragoroso. La stoffa aveva ceduto e sul fianco del vestito si era aperto uno squarcio.

«Tanto questo vestito non mi piaceva!» esclamò Mafalda che aveva poco a poco riacquistato il suo colorito normale. «Corri Fatim, vai a prendermi quello verdino che fa impazzire i ragazzi! E muoviti fannullona! Guarda cos’hai combinato! è tutta colpa tua, non sai fare niente di buono! Mangiapane a tradimento!»

Azzurra

Azzurra aveva otto anni, una cascata di capelli biondi e due occhi azzurri come il cielo e soprattutto una voce acutissima.

«E allora l’hai finita di rimproverare Fatim?» stava gridando alla sorella mentre una lacrimona le spuntava dalle ciglia. «Ogni sera così, la tratti male perché è più bella di te!»

«Ma cos’hai sugli occhi piccolina? Del prosciutto? Non vedi che figura stupenda ho? Ai ragazzi piacciono le VERE donne come noi, vero sorellina?» concluse Mafalda rivolgendosi a Carlotta.

«Certo, le vere donne come noi» echeggiò quella.

In realtà, non riuscivano a trovare uno straccio di fidanzato malgrado frequentassero ogni sera feste e discoteche alla ricerca del principe azzurro. E così fecero anche quel sabato dopo che Mafalda ebbe rivolto a Fatim un acido: «Stai attenta a nostra sorella, e non buttare il tuo tempo, c’è da pulire il salotto, da stirare i nostri vestiti, da spolverare la biblioteca, da lavare i piatti… E non far entrare quel citrullo di Osvaldo!» concluse Mafalda sbattendo la porta.

«Finalmente se ne sono andate» esclamò Azzurra saltando sulle spalle a Fatim e accoccolandosi subito dopo addosso a lei!

Voleva un bene immenso a quella ragazza, quasi come a sua madre.

Fatim stava sorridendo, perché finalmente le due sorelle erano uscite, la cascata di capelli biondi di Azzurra le si era riversata sulle spalle, ed il suo visino le affondava sul collo.

«La maestra mi ha dato un libro nuovo. Deve essere bellissimo! Si intitola CENERENTOLA cinguettò Azzurra.

Si recarono nella grande sala dove un morbido divano sembrava invitarle. Sprofondarono tra i cuscini e Azzurra aprì il suo nuovo libro.

«Leggiamo un po’ ciascuno» disse Azzurra «oramai sei brava anche tu».

«Comincia tu» disse Fatim.

«Va bene», disse Azzurra, e accoccolatasi tra le braccia di Fatim, spalancò il libro in modo tale che tutte e due potessero seguire la lettura.

Era un testo dalle pagine grandi, con caratteri chiari e ben leggibili, rallegrato da illustrazioni colorate.

 Azzurra cominciò a leggere con voce sicura.

Il giorno dopo il rituale si ripeté in tutto simile a quello della sera precedente: Fatim insaccò le due sorelle, loro le rivolsero la solita sequenza di rimproveri, Azzurra intervenne in sua difesa, e poi finalmente uscirono.

Fatim lesse ad Azzurra tutta la scena in cui Cenerentola ballava con il principe e poi quella in cui fuggiva perdendo la scarpetta.

Come ogni sera, portò a letto la bambina senza far caso alle sue proteste.

“Questa storia affascina anche me” pensò Fatim seduta sul divano.

“A volte mi sembra la mia storia. E se fossi anch’io come Cenerentola? Se un giorno una fata mi trasformasse in una ragazza stupenda e potessi ballare con un meraviglioso principe? Oggi i principi non ci sono più, mi basterebbe ballare in un teatro famoso di fronte ad un pubblico in delirio per me. Beh, intanto che aspetto il teatro ballerò un po’ qui nel salone”.

Accese il registratore e danzò per quasi un’ora.

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