
Lo scambio epistolare tra Treviso e Ravenna
C’è un momento, in classe quarta della scuola primaria Giovanni XXIII di Treviso, che negli ultimi mesi ha assunto un’aura quasi magica: l’arrivo del postino. Non è tanto il rumore della moto, né la comparsa delle lettere colorate tra le mani dell’insegnante. È piuttosto l’attesa frizzante, quel silenzio sospeso – un silenzio che a scuola si sente raramente – carico di curiosità e immaginazione.
Le lettere provengono da una scuola primaria di Ravenna, la “G. Mameli”, bambini che, proprio come loro, stanno imparando a raccontarsi, a fare domande, a parlare di sé. E la lingua scelta per questo viaggio di parole è l’inglese. Non un inglese da libro di testo, ripetuto per esercizio, ma un inglese che profuma di autenticità, che nasce dalla voglia di entrare in relazione con qualcuno che vive in un’altra città, con abitudini simili e diverse al tempo stesso.

L’emozione di aprire una busta
Ogni lettera è una piccola avventura. Alcune sono decorate con stickers scintillanti, altre contengono disegni dai colori vivaci, altre ancora un oggetto minuscolo ma dal grande significato: una matita con la punta arcobaleno, un segnalibro plastificato a forma di delfino, un braccialettino intrecciato, un origami. Tutti oggetti per condividere qualcosa di “Importante” con un amico dall’altra parte dell’Italia.
Il momento dell’apertura è un rito condiviso. Gli occhi dei bambini si allargano, le bocche si spalancano in un “Ohhh!” che non ha bisogno di traduzione. La maestra consegna personalmente lettere e doni e assiste all’esplosione di gioia e stupore dei bambini.
L’inglese, all’improvviso, smette di essere una lingua straniera: diventa la chiave che apre quelle buste, che dà significato ai regali, che permette di costruire una relazione vera. È la lingua dell’emozione.
Scrivere per comunicare davvero
La risposta alle lettere è un altro momento denso di entusiasmo. Gli alunni di Treviso si impegnano a scegliere con cura parole, frasi e persino espressioni nuove, perché “voglio che il mio pen-friend capisca tutto”, come ha detto una bambina con serietà adulta.
Scrivere in un contesto reale ha effetti potentissimi sull’apprendimento:
- gli alunni desiderano essere chiari, quindi rivedono spontaneamente ciò che scrivono;
- si mettono nei panni dell’altro, sviluppando empatia e competenze comunicative;
- riflettono sulla lingua, facendo domande autentiche
- scoprono che l’inglese può essere un ponte, non solo una materia.
Ciò che stupisce maggiormente è la cura. I bambini scelgono materiali colorati, scrivono il proprio nome con orgoglio, aggiungono stickers, piccoli disegni, simboli. Spesso dedicano del tempo a personalizzare ogni lettera, pensando al destinatario come a qualcuno di speciale, qualcuno che merita attenzione.
Le lettere viaggiano come piccoli messaggeri di amicizia. Le città, le scuole, le classi rimangono lontane chilometri, ma tra gli alunni nasce un senso di vicinanza sorprendente. I bambini imparano che comunicare significa creare legami, costruire ponti, far entrare un altro mondo nel proprio.
Le lettere tra la scuola Giovanni XXIII di Treviso e la scuola primaria “G. Mameli”di Ravenna non sono soltanto esercizi di lingua, sono storie di amicizia che viaggiano in busta, emozioni scritte in inglese, piccoli doni che attraversano l’Italia per costruire qualcosa di grande.
Team classi quarte
Scuola primaria Giovanni XXIII – IC 2 Serena

























