C’è anche il papà!

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“Il ragno (…) sceglie due punti ben precisi dove vuole installarsi e ad essi collega i due fili portanti della sua tela.

Poi, secondo impeccabili leggi matematiche e geometriche, tesse la sua rete perfetta (…).

Analogamente il bambino (…) ha bisogno di due punti di riferimento a cui sostenersi, attorno ai quali tessere la sua tela di relazioni del farsi persona: del padre come della madre”.

(F. Baldassarre, C’è anche il papà)

“Ma io, in sala parto, cosa dovrò fare?” è questa una di quelle domande che prima o poi, in modo più o meno esplicito, ci sentiamo rivolgere dai futuri papà che incontriamo nei percorsi di accompagnamento alla nascita. Ed è una domanda preziosa, che apre a tantissime riflessioni.

D’altronde, se dal lato femminile si parla abbastanza dei cambiamenti che avvengono in una donna alle prese con la gravidanza e la maternità, specialmente per la prima, siano questi di tipo fisico, emotivo o puramente riorganizzativo della vita di sempre, per contro non si parla più di tanto di cosa accada invece all’uomo che diventa papà.

Sino a pochi anni fa, i libri di preparazione al parto, alla nascita e alle prime fasi dello sviluppo infantile si rivolgevano quasi esclusivamente alle donne. Gli uomini erano ignorati. Ma oggi sono molti gli uomini che sentono invece l’esigenza di essere padri migliori e più completi e che avvertono la necessità di non ricalcare i modelli di paternità del passato, proprio quelli a cui si sono ispirati i loro stessi padri.

E allora possiamo dirci che quella del papà è una figura in trasformazione, in bilico tra rinnovamento e tradizione, e a cui, solo in parte, viene riconosciuta dallo Stato una maggiore importanza attraverso provvedimenti come il congedo parentale.

Oggi più che mai, comunque, diventare padre rappresenta un cambiamento radicale nella vita di un uomo e crediamo sia sempre più importante dare spazio e tempo a tutto questo, superando clichè e stereotipi.

Da sempre, ad esempio, presso la nostra associazione accogliamo con gioia nei percorsi di accompagnamento alla nascita non solo le future mamme ma anche i futuri papà. E incontriamo uomini che pongono interesse a ciò che sta succedendo a loro e alla compagna, partecipando attivamente e mettendosi in gioco nel desiderio di esserci e di lasciarsi trasformare da un’esperienza così nuova e ricca di emozioni.

Nel corso della gravidanza il papà ha l’opportunità di vivere il tempo dell’attesa per prendere confidenza con l’idea di diventare padre, per accrescere cura, protezione e responsabilità in risposta ai cambiamenti del corpo della compagna, per vivere la curiosità e a volte la preoccupazione. Sono molte le domande che possono sorgere in questa fase nei futuri papà, sulla persona che sta per nascere, su sé stessi e sul loro nuovo ruolo.

All’inizio della gravidanza, i futuri papà cominciano a prendere confidenza con l’idea di diventare padri e si arricchiscono le percezioni circa questa nuova identità. Nel secondo trimestre invece appaiono evidenti i cambiamenti nel corpo della compagna ai quali tanti papà rispondono con un crescere di cura, protezione e responsabilità. L’immagine della persona che sta per nascere intanto diventa sempre più “solida”, nella testa e nel corpo attraverso le ecografie e i primi calcetti alla pancia, e questo muove emozioni sempre più nitide. L’ultimo trimestre, invece, tante volte è caratterizzato dall’attesa e dalla curiosità, ma anche dalla preoccupazione: sono molte infatti le domande che possono sorgere in questa fase nei futuri papà, sul nascituro, su sé stessi e sul loro nuovo ruolo.

La nascita è un evento dirompente, carico di emozioni e novità. Oggi fortunatamente i papà sono sempre più attivi e informati rispetto al passato, vogliono essere coinvolti e desiderano partecipare pienamente alla nascita dei figli. La presenza del papà in sala parto, se desiderio di entrambi, è preziosa e utile. Mentre la mamma può lasciarsi andare al fluire del parto, ascoltando il ritmo del proprio corpo e del bimbo in arrivo e accogliendo con una forza istintuale le onde del travaglio e le spinte espulsive, il papà resta vigile e affacciato al contempo verso la compagna (dandole sostegno fisico ed emotivo, trovando parole di supporto, ricordandole magari alcune pratiche di rilassamento apprese nei percorsi fatti) e verso il “mondo esterno” affinché il processo non venga disturbato. E quando infine il piccolo è venuto alla luce, dopo le prime coccole e tenerezze di questa nuova vita a tre, il taglio del cordone ombelicale, che spesso viene affidato al papà, è un gesto simbolicamente potente: il papà ha e avrà il compito delicato ma necessario di entrare con garbo e fermezza nel rapporto a due tra mamma e bambino, per far pian piano scoprire al figlio la bellezza del mondo “oltre la mamma”.

Durante i nostri percorsi di accompagnamento alla nascita una parte importante viene dedicata al ruolo del papà ed è in partenza un cerchio tutto dedicato a loro, per dare il giusto tempo e spazio alla condivisione tra pari di questa trasformazione.

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