{"id":2862,"date":"2023-05-25T00:19:25","date_gmt":"2023-05-24T22:19:25","guid":{"rendered":"http:\/\/lasalamandra.eu\/baby\/?p=2862"},"modified":"2023-05-25T00:19:26","modified_gmt":"2023-05-24T22:19:26","slug":"la-narrazione-di-se-nei-percorsi-di-formazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lasalamandra.eu\/baby\/2023\/05\/25\/la-narrazione-di-se-nei-percorsi-di-formazione\/","title":{"rendered":"La narrazione di s\u00e9 nei percorsi di formazione"},"content":{"rendered":"\n<p>Ho sempre amato scrivere e raccontare. Ricordo che da bambina aspettavo con ansia il tema del luned\u00ec mattina: una penna blu e un foglio protocollo erano le uniche cose di cui avevo bisogno per essere felice. Scrivere significava essere legittimata a perdermi nei folti boschi dei miei pensieri, a navigare tra le tempeste delle mie inquietudini, a ripararmi nei rifugi abbandonati delle mie speranze, nell\u2019attesa che si facesse giorno e tutto mi fosse pi\u00f9 chiaro. Le parole, come le briciole di pane di Pollicino, mi hanno sempre indicato la direzione di casa, quel luogo sicuro e accogliente che da qualche parte, in un angolo remoto dentro di me, mi aspettava. Non ho mai smesso di scrivere, anche quando le parole non erano pi\u00f9 sufficienti per cercare il senso del mio sentire e sono subentrati cos\u00ec dei lunghi silenzi che, come un\u2019abbondante nevicata, rendevano il mio paesaggio interiore un luogo ovattato, freddo e sterile. Decisi che dovevo cercarle quelle parole, magari dentro le ferite, in fondo alle voragini, ma da qualche parte, un po\u2019 malconce e inpolverate, dovevano pur esserci. Non \u00e8 stato per niente facile prenderle di nuovo in mano, familiarizzare con loro, chiedere aiuto; mi sembrava di non aver pi\u00f9 niente da scrivere n\u00e9 da raccontare, eppure avevo gi\u00e0 una lunga e intensa vita alle spalle che necessitava di essere rivelata, capita, curata. Pensai che un corso di scrittura autobiografica potesse essere un buon posto per ricominciare. In realt\u00e0 avevo sempre raccontato di me ma era pi\u00f9 uno sfogo, un buttare fuori senza poi tornare su quelle emozioni e tentare di capirle, elaborarle. Partecipare a un laboratorio autobiografico significava condividere la mia storia e il senso che essa aveva per me; in punta di piedi, ogni partecipante ha attraversato la propria vita tra ricordi, trasfigurazioni ed emozioni che prepotentemente uscivano e seppur alcune potessero sembrare dolorose, non ferivano cos\u00ec tanto in quanto erano condivise. Da quel lungo percorso la mia vita \u00e8 cambiata, il modo in cui percepisco e vedo me stessa, le mie azioni, i miei progetti. Credo che la grande potenzialit\u00e0 e qualit\u00e0 dell\u2019autobiografia sia quella di creare spazi introspettivi dove ci si pu\u00f2 immergere in se stessi, senza il timore di rimanere sommersi dalle emozioni e dagli eventi ancora inesplorati o non compresi. Narrando la propria storia, o pezzi di essa, si crea una distanza tra ci\u00f2 che eravamo e ci\u00f2 che siamo in quel momento, come se alcuni eventi non ci appartenessero del tutto, o meglio riusciamo a comprendere come quelle scelte, quegli stati d\u2019animo fanno parte di un passato concluso che non si pu\u00f2 cambiare ma va solo capito e accettato per ci\u00f2 che \u00e8. \u201cAccade cos\u00ec che scrivendo di s\u00e9 si creda di essere il protagonista di quell\u2019esperienza mentre diamo vita a un\u2019altra figura che forse ci assomiglier\u00e0, ma sar\u00e0 un personaggio altro\u201d<a href=\"#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>. Questa consapevolezza ci rende pi\u00f9 sereni e attenti nell\u2019osservare le cose in modo obiettivo, riflessivo e lentamente diventa tutto pi\u00f9 chiaro e semplice da interpretare.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro aspetto decisivo che rende la narrazione autobiografica un\u2019esperienza unica e necessaria per risignificare la propria esistenza, riguarda la dimensione relazionale in cui essa si sviluppa. La presenza di un interlocutore che ascolta e partecipa alla nostra storia e a ci\u00f2 che essa significa per noi, che viene coinvolto nel processo trasformativo che il racconto di s\u00e9 induce nella soggettivit\u00e0, influenza e arricchisce l\u2019esperienza di condivisione in termini di crescita, maturazione, affinit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNell\u2019incontro c\u2019\u00e8 qualcosa dell\u2019ordine della presenza\u2026 la presenza \u00e8 essere davanti a se stessi, perch\u00e9 ci possa essere una temporalit\u00e0 che si apre. \u00c8 un aperto. La presenza \u00e8 l\u00e0 in quanto testimonianza concreta dell\u2019incontro, in quanto garanzia di un\u2019apertura<a href=\"#_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019apertura che concediamo a noi stessi raccontandoci, una possibilit\u00e0 affinch\u00e9 l\u2019altro diventi parte della nostra storia, traccia e segno di una vicinanza, di un legame che valorizza la relazione, di un cambiamento latente che l\u2019incontro presuppone. L\u2019autobiografia colta nel suo senso pi\u00f9 autentico&nbsp; rivela il suo intento educativo, diventando risorsa e occasione preziosa per riqualificare la relazione tra educatore ed educando, insegnante e studente, affinch\u00e9 non sia solo un percorso di crescita individuale ma parte di un processo di cambiamento culturale che interessi i diversi luoghi educativi e formativi, nella speranza che questo si diffonda e contamini ogni contesto di vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Attraverso l\u2019esperienza maturata in progetti formativi sia con i bambini che con gli adulti ho notato come la pratica autobiografica inneschi dinamiche relazionali, comportamenti e apprendimenti che tendono a percepire e arricchire di nuovi sguardi e immaginari la realt\u00e0, creando le premesse per ipotizzare scenari futuri del tutto innovativi e originali, in risposta a uno stato di disagio e insicurezza che oggi viviamo. Lavorare non solo con e sulle storie dei ragazzi ma lavorare <em>in primis<\/em> come adulto sulla propria storia, interrogarsi sul proprio atteggiamento, sulla passione per la propria professione, sulle intenzioni e le motivazioni che ogni giorno ci sostengono nel tentativo di dare sempre il meglio, di pensare alle singolarit\u00e0 e al gruppo, inteso come contesto relazionale che costruisce significati e valori comuni collaborando e accogliendo tutte le idee e i punti di vista soggettivi. A tale proposito Donald A. Sch\u00f6n riteneva che di fronte alle nuove richieste di un sociale sempre pi\u00f9 complesso e flessibile, fosse importante riflettere sul proprio agire nel momento in cui l\u2019azione \u00e8 ancora in corso, parlando di un \u201cconoscere nell\u2019azione\u201d, ossia di un apprendimento che si crea nella pratica e che chiede al professionista di essere creativo e riflessivo allo stesso tempo. Questo tipo di attitudine&nbsp; e approccio metodologico potrebbe rivelarsi utile nel lavoro educativo, in quanto esula dal rischio di rimanere chiusi in pratiche inadeguate e obsolete, lontane dai reali bisogni dei ragazzi e della scuola. La consapevolezza quotidiana sul proprio agire sostiene l\u2019avvicinamento tra pratica e teoria, una questione molto dibattuta oggi nei contesti di formazione per adulti vista la difficolt\u00e0 tra le due dimensioni di porsi in dialogo e ascolto reciproco al fine di realizzare e rendere efficace l\u2019azione educativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Recuperare la sorpresa, la passione, il piacere legato allo stare nell\u2019esperienza crea una circolarit\u00e0 tra insegnamento e apprendimento, grazie alla quale ci evolviamo e rinnoviamo continuamente e costantemente. Una crescita che si espande, che \u00e8 insieme professionale e personale, che coinvolge tutta la dimensione esistenziale e che si costruisce nella relazione, nella condivisione, nel confronto, nel dialogo. La narrazione si evidenzia come quel filo conduttore che tiene connessi ruoli, attitudini, competenze, abilit\u00e0, tratti caratteriali, vissuti emotivi propri dell\u2019individuo, creando un equilibrio tra i diversi piani e modalit\u00e0 dell\u2019essere. Costituire e promuovere spazi e momenti dedicati alla pratica autobiografica all\u2019interno della scuola sottoforma di laboratori narrativi significa promuovere contesti di relazione, di espressione e svelamento del s\u00e9, di costruzione di conoscenze e valori comuni, di memoria, di apertura e accoglienza. Le storie personali quando vengono narrate e condivise diventano patrimonio cuturale collettivo, diventando parte di un sapere comune sociale, della storia dell\u2019umanit\u00e0. Promuovere la competenza narrativa nei contesti di vita ci riporta in una dimensione costruttiva, centrale, trasformativa del nostro stare al mondo; ci riappropriamo cos\u00ec della capacit\u00e0 d\u2019azione, di un agire dinamico, personale e riflessivo che ci rende preparati ad affrontare l\u2019imprevisto e il cambiamento, cogliendo le opportunit\u00e0 che il nuovo comporta.<\/p>\n\n\n\n<p>Adottare un approccio narrativo alla vita significa coltivare la resilienza come capacit\u00e0 di reagire ai fallimenti e di trovare le risorse per riprogettarsi, coltivando un atteggiamento di fiducia e speranza nei confronti di un mondo e di un\u2019umanit\u00e0 che faticosamente cercano il proprio senso. Raccontandosi e ritrovandosi nelle storie degli altri si matura la consapevolezza che ognuno pu\u00f2 vivere il suo percorso esistenziale nel rispetto della propria specificit\u00e0 e unicit\u00e0, scoprendo al tempo stesso connessioni e assonanze nella diversit\u00e0 e originalit\u00e0 altrui. Una narrazione, che sia intesa come storia individuale o storia collettiva, \u00e8 sempre una rivelazione della vita, il tentativo di dare un senso e un significato allo scorrere degli eventi, \u00e8 infatti nel racconto che ogni vita trova il suo senso. La vita non \u00e8 altro che una pluralit\u00e0 di storie autobiografiche: individuali, famigliari, generazionali, di comunit\u00e0 culturali, storie dell\u2019umanit\u00e0 che da sempre si rinnovano e rigenerano nella forma narrativa. Per questo la riflessione pedagogica non pu\u00f2 non preoccuparsi dell\u2019autobiografia come pratica educativa, formativa e di ricerca di senso. La scuola, come luogo di crescita dell\u2019individuo&nbsp; e contesto privilegiato di costruzione del sapere, deve cogliere le nuove problematicit\u00e0 dell\u2019essere come opportunit\u00e0 per ripensarsi e riprogettarsi come luogo educativo e culturale, adottando nuove strategie, pratiche, teorie, atteggiamenti che valorizzino un approccio narrativo alla vita, in quanto esso \u00e8 democratico, inclusivo, costruttivo, curativo e rivolto verso il futuro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">Dott.ssa Elenia Peruffo<br>Pedagogista<br><a href=\"mailto:eleniaperuffo@gmail.com\">eleniaperuffo@gmail.com<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/e.peruffo\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Facebook <\/a><br><a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/eleniaperuffo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Instagram <\/a><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> D. Demetrio, <em>Raccontarsi. L\u2019autobiografia come cura di s\u00e9<\/em>, <em>cit.<\/em>, p. 55.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> M. Bernasconi, <em>Coltiva le tue passioni. Dalla narrazione autobiografica ai progetti formativi per riscoprire il piacere di imparare e di educare<\/em>, <em>cit.<\/em>, p. 166.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho sempre amato scrivere e raccontare. Ricordo che da bambina aspettavo con ansia il tema del luned\u00ec mattina: una penna blu e un foglio protocollo erano le uniche cose di cui avevo bisogno per essere felice. 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